Amore e altri imprevisti in giro per l’EUROPA

 

È tutto pronto. In un unico trolley è stipato l’essenziale per i prossimi 12 giorni.

Una serie di t-shirt e pantaloni  tutti uguali. 

Beauty case con campioncini raccolti (in realtà, selezionati) durante i viaggi precedenti e dai miei acquisti in profumeria e farmacia. 

Due carte di credito – come mi ha inculcato la mamma -, ma niente scomodi e sporchi contanti. 

Ho anche qualche snack per gli attacchi di fame nei momenti sbagliati,  ma sono troppo salutari, senza zuccheri aggiunti, senza glutine, senza lattosio. Leggeri come la mia valigia, insomma. 

Ah, e niente ticket cartacei, è tutto qui nel mio smartphone. 

 

Sto facendo questo check mentale mentre cammino verso la fermata del pullman che da Poznan mi porterà all’hotel appena fuori dall’aeroporto Schönefeld di Berlino. Domani mattina prenderò il volo per Bruxelles. Dal Belgio, con un pullman, raggiungerò Rotterdam e finalmente andrò a trovare la mia cara amica che si è trasferita lì. Poi un treno mi porterà ad Amsterdam. Lascerò l’Olanda a bordo di un altro pullman per una mezza giornata a Bruxelles. In volo tornerò su Berlino e visiterò la città con il mio caro amico giapponese, conosciuto a New York, che vive a Chicago e arriva da Dublino. Vitto già prenotato online e alloggio anche già pagato su Booking.

Perfetto, niente può andare storto!

 

BRUXELLES parte 1

Il sole è sorto da poco. Le saracinesche della via centrale si stanno stiracchiando lentamente. I turisti appaiono e aumentano gradualmente ad ogni curva completando l’arredo asettico della capitale belga di prima mattina. Alla curva successiva però, inaspettatamente, invadono la strada e capisco di essere in prossimità della Grand Place. È uno spettacolo. E’ difficile però trovare un’inquadratura decente che includa tutto, ma non le orde di cinesi. Se una fotografia non può renderle giustizia, non posso che fermarmi ad osservala dalla gradinata del municipio con un caffè fumante tra le mani. Finalmente ho lo scatto perfetto, una di quelle imperiture istantanee del cuore.

Procedo verso il Palazzo Reale. C’è una fiera in corso, con musica e street food. Converso con dei ragazzi e scopro che la sera ci sarà una festa. Mentre attraverso il parco diretta alla sede dell’Onu mi chiedo se abbia voglia di andarci. Mi rispondo di no, non è il caso quando si viaggia da soli.

Poliziotti visibilmente armati precedono una folla esultante, ma composta. Il Parlamento europeo è in visita alla sede di Bruxelles. In pieno clima di attentati terroristici, decido di accelerare il passo per superare il quartiere e raggiungere il Parco del Cinquantenario. Il planning della mattinata prevede un po’ di tempo extra e decido di trascorrerlo qui. Quando il mio stomaco lancia un segno brontolante di avvertimento, torno verso il centro. Ho deciso di pranzare in un ristorante greco. Insolito? Può essere, ma io amo provare cucine diverse e a casa, in Italia, non è facile trovare buoni ristoranti etnici, quindi ne approfitto quando sono in viaggio.

Messo a tacere lo stomaco a suon di Moussaka, mi avvio, rigorosamente a piedi, verso l’Atomium. È una lunga passeggiata, ma mi rifiuto di prendere scorciatoie per la mia meta. I viaggiatori amano il viaggio. Il punto di arrivo è per i turisti. Dunque attraverso la zona dei locali all’aperto, tra tavolini gremiti da chi affoga gli impegni della settimana in un drink domenicale di primo pomeriggio. Attraverso il quartiere musulmano e mi sento a mio agio perché gli attentatori, in caso ci siano, sono alla sede dell’Onu. Sì, è il 2017 e faccio anche pensieri del genere. Giunta all’installazione dell’EXPO del 1958 depenno con gratitudine questo pezzo di storia dalla mia lista mentale delle cose da vedere nella vita. Ho già il mio ticket elettronico per entrare nei vari protoni dell’atomo gigante e pure la prenotazione per la merenda con vista. Approfitto del wifi per rassicurare le nonne, contrarie al viaggio in solitaria: filtrata dagli schermi delle televisioni la realtà fa più paura.

 

ROTTERDAM

E’ bello attraversare i confini via terra. C’è una continuità tra il punto di partenza e di arrivo che fa avvertire la distanza in modo graduale, senza stacchi bruschi tra anonimi cieli. E’ un tempo più umano, che passo con il naso incollato al finestrino dell’autobus. Perché c’è un momento per pensare e fare e uno per sentire ed essere. E poi ecco la mia fermata e la mia amica che mi aspetta alla banchina.

Il giorno successivo mi porta a visitare la città. Immancabile per un architetto come lei la tappa alle Case Cubiche di Piet Blom. Attraversiamo l’Erasmusbruge mentre mi racconta come si costruiscono ponti di quel genere.

Passiamo accanto al museo d’arte del Kunshtale e al museo Maritime. Non mi interessa fermarmi troppo a lungo. Non sono una guida turistica eccellente per la maggior parte dei posti che ho visitato: mi piace passeggiare e immaginarmi come sarebbe la mia vita se vivessi lì. La mia vita a Rotterdam sarebbe grigia, ma con una costante ventata di novità che spira dal mare attraverso il Nieuwe Maas: al più grande porto d’Europa giunge la storia di un mondo intero. Le temperature si stanno abbassando e il luogo ideale in cui ripararsi è il Markthal, il grande mercato centrale al coperto.

Per cena andiamo in un ristorante libanese che fa hummus di ogni tipo. Sono decisa ad offrire la cena alla mia amica, ma non accettano carte di credito. Mi scuso e mi faccio accompagnare a prelevare.

Forse dovrei ripensare alla mia repulsione per i contanti. Cosa accadrebbe se mi dimenticassi il pin della mia carta? Parole magiche. Black out. Il pin della carta di scorta è ancora imbustato tra i miei documenti a Poznan, in Polonia, dove vivo, proprio perché ero sicura che non mi sarebbe servito averne due. Mi volto verso la mia amica: “Non posso offrirti la cena, mi dispiace. Anzi, non è che mi faresti un prestito?”.

200 euro possono bastare. Domani, mentre sarò in viaggio per Amsterdam, mi tornerà in mente il pin. Sicuramente.

 

AMSTERDAM

Sono ancora alla stazione di Rotterdam. Aspettando il treno mi rimprovero per la mia amnesia. E anche per non avere il pin dell’altra carta. Mentre parlo da sola, sta accadendo qualcosa ai tabelloni della stazione, ma non ci faccio caso. Arrivata alla banchina, un ragazzo mi parla in inglese: “Hanno spostato la banchina, corri. Tra 5 minuti parte dalla 12!”. Lo seguo e mi sento leggera. Forse troppo. Dov’è il mio trolley? L’ho sicuramente lasciato alla caffetteria dove mi stavo sgridando. Mi metto a correre nella direzione opposta al ragazzo. Mi grida che mi aspetta. È il momento di dirvi che la stazione di Rotterdam è enorme.

 

Per leggere l’articolo su Amsterdam: Storia d’amore ad AMSTERDAM

 

 

BRUXELLES parte 2

Non mi piace fare shopping. E non mi interessano i souvenir. Mi piace mangiare, quello sì. Quindi i miei 200 euro li ho spesi tutti in cibo. Me ne rimangono 7 e del pin della carta nemmeno una parziale memoria digitale.

L’hotel di Bruxelles, già pagato da casa, apre un mutuo dopo la mia colazione. Saccheggiato il buffet, mi dirigo un po’ agitata verso la stazione del treno per raggiungere l’aeroporto di Bruxelles e tornare a Berlino. 8 euro è il costo del ticket. Prego l’impiegato in cinese. Niente. Mi consiglia di prendere l’autobus che, però, con un po’ di fortuna mi porterà all’aeroporto solo mezz’ora prima del volo. Uber non offre servizi nella zona. Mi accascio sulla banchina e, non avendo altro da fare se non sperare, piango un po’. Intanto contatto dei miei amici dall’Italia che, in preda al panico, si offrono di farmi un bonifico. Eh, grazie tante.

Salgo sull’autobus, senza pagare il biglietto perché 2 euro su 7 sono un patrimonio. Ecco cosa intendeva Einstein con relatività! Sorrido all’autista, perché un ladro non lo farebbe. Mi siedo dietro di lui e ricomincio a piangere. Quando raggiungo l’aeroporto, mi fiondo verso il gate superando i controlli a forza di spintoni e di “sorry”. Sono sull’aereo. Dormo, al resto penserò dopo.

 

BERLINO

Atterrata e sconsolata, mi butto sul primo pullman con la scritta Alexanderplatz, con l’unica certezza che prima o poi arriverà al capolinea. Ovviamente, senza biglietto. E’ ora di pranzo, ma è meglio non pensarci.

Per fortuna in questa ultima tappa non sarò sola. Ma mancano ancora parecchie ore prima che il mio amico atterri e mi raggiunga a Berlino…

Per leggere l’articolo su Berlino: Appuntamento a BERLINO

 

Tra avventure, amore, amicizia, lezioni credo che rappresenti più di altri la metafora di un viaggio più lungo. Partiamo da soli, combiniamo qualche pasticcio, ci circondiamo di persone che ci aiutano a salvarci e rendono più piacevole il viaggio, capiamo che non ci bastiamo da soli, ci innamoriamo e poi impariamo a lasciar andare, ci godiamo il viaggio non perdendo di vista la meta. Vi ricorda qualcosa?  

Ora vi saluto, devo andare a prelevare.