Per caso a BARCELLONA, quando…

La Catalogna si dichiara indipendente

10/27/17

 

GIOVEDI’ sulla Rambla

Atterro a Barcellona nella tarda mattinata di un giovedì di ottobre e raggiungo il centro in taxi all’orario di pranzo. Mi siedo al Petit Bistrot per un pranzo all’insegna del superfood.

Conosco già la città, quindi decido di partire dalla fine: un pomeriggio libero per girovagare e lasciar riaffiorare vecchie reminiscenze. La Rambla è identica a come la ricordavo. E’ difficile scorgere in quello stesso stradone rumoroso, affollato e vivace, le tinte cupe con cui la descrive Carlos Ruiz Zafòn in “L’Ombra del Vento”. Passo accanto al mercato, camminando verso il mare. Nel tardo pomeriggio, senza seguire il corso dritto della strada più famosa di Barcellona, ma zigzagando tra i suoi affluenti, arrivo al mare al tramonto.

VENERDI’ e l’imprevisto

Font màgica de Montjuïc

Dopo un inizio alla rovescia – di solito mi riservo i giretti a zonzo e il tramonto alla fine della vacanza – sono entrata nel mood spagnolo.

La prima tappa è la Font màgica de Montjuïc. Raggiungerla di prima mattina dalla Piazza di Spagna ha un impatto grandioso. Ci rimango almeno un’oretta, esplorando il luogo in lungo e in largo, la fontana, il palazzo, i parchi. Il nome della fontana, magica, è davvero appropriato.

Parco Güell

La seconda tappa è il Parco Güell che raggiungiamo a piedi passando dall’Arco di Trionfo. E’ una passeggiata molto lunga, ma prendere dei mezzi priverebbe della possibilità di scoprire scorci di cui le guide turistiche non parlano. Di scoprire aspetti della vita di una città, anche nei pochi giorni a disposizione.

In prossimità del Parco Güell, mentre risalgo la collina, all’improvviso sento uno sparo. La strada è deserta, proprio perché la maggior parte dei turisti decide di spostarsi con i mezzi. Mi guardo intorno preoccupata. Poco dopo, un altro sparo. Allungo il passo per raggiungere il luogo turistico e non essere più sola. Intanto gli spari continuano. 10 minuti più tardi intravedo la folla e mi sento sollevata. Arrivata all’ingresso del parco esibisco il mio biglietto elettronico e chiedo se è possibile entrare subito, anche se il biglietto era prenotato per un’ora più tardi. Il controllore è spiacente ma non può convalidarmelo perché l’apparecchio non funziona. Mi spiega che anche le linee telefoniche sono bloccate. Sembra entusiasta, mentre me lo dice. Allora gli chiedo il motivo.

“Non lo sai? La Catalogna ha appena dichiarato l’indipendenza dal Regno di Spagna! E’ un momento storico!”

Parco Güell

Non poteva capitarmi imprevisto più eccitante! A quanto pare i telegiornali in Italia stanno mandando in onda la notizia, perché amici e parenti mi scrivono preoccupati. Io non sapevo cosa dicessero in televisione, ma a Barcellona la situazione non sembrava per nulla pericolosa ma, piuttosto, esultante.

Entro al Parco e ammiro l’opera di Gaudì, mi perdo nella foresta di roccia. Ma il mio pensiero fisso è assistere a quel momento storico.

Piazza del Parlamento

Poco più tardi, infatti, mi avvio verso il centro di Barcellona. Seguo dei gruppi di persone con la bandiera della Catalogna avvolta come un mantello sulle spalle e con il volto dipinto a strisce rosse e gialle. Conducono alla Piazza del Parlamento, dove centinaia di persone esultanti sono rivolte verso un palco a ridosso del palazzo. Uno schermo gigante mostra il presidente Puigdemont che tiene un comizio. La folla urla e applaude ad ogni frase marcata. Io capisco solo la parola “independencia”. Naturalmente non posso immedesimarmi nel sentimento nazionalistico di queste persone e, lungi dal voler prendere una posizione politica in proposito, ammetto che mi sento trascinata dal loro entusiasmo.

SABATO, il Tibidabo e la Sagrada Familia

Tibidabo

La fortuna di essere al posto giusto nel momento giusto è rara e l’emozione mi accompagna per tutto il giorno successivo, quando decido di tornare bambina. Ogni volta che programmo la visita di una città non mi sfugge mai il parco divertimenti. Se ce n’è uno storico e centrale prendo subito i biglietti. Così ho fatto per il Tibidabo, inaugurato nel 1889, che si trova sulla cima dell’omonimo monte e garantisce una vista spettacolare sulla città. Le attrazioni non sono adrenaliniche, ma è emozionante pensare che più di cento anni fa erano già in funzione. Quindi se, come me, avete già visitato Barcellona e state per tornarci, non fatevelo sfuggire!

Una visita mattutina al parco è più che sufficiente. Il pomeriggio lo dedicherò al mio dulcis in fundo: la Sagrada Familia. E’ l’architettura più sorprendente al mondo. Svolge la funzione di riferimento, propria delle chiese di un tempo: mentre ora le chiese spariscono nascoste da grattacieli e labirinti di vie, la Sagrada Familia occupa lo spazio di un intero isolato e incombe sulla città come la sua padrona. Dal Monte Tibidabo salta subito all’occhio, da vicino è una gigantesca opera d’arte.

Sagrada Familia
Sagrada Familia dalla facciata della Passione

Le giro intorno, ne osservo ogni dettaglio con passione, ne scopro le irregolarità, poi amplio lo sguardo all’intera facciata e mi appare nelle sue linee perfettamente bilanciate. Come il corpo umano, ricco di dettagli, irregolarità, sproporzioni che lo rendono unico, eppure così perfetto se lo si guarda nel suo complesso. Entro e, armata di audio guida, percorro la navata centrale. I tronchi delle colonne corrono verso il soffitto creando una foresta da cui filtra la luce del sole attraverso i fitti rami dei rosoni. Visito una torre della facciata della Passione. I gradini corrono a spirale verso l’alto, mentre il sole sta tramontando oltre le grate. E’ il mio saluto mistico a Barcellona.

Il giorno successivo ho giusto il tempo per una passeggiata sulla Rambla,

 

per ripartire da dove ho iniziato, ma più ricca.

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