BILBAO

Dal Guggenheim in poi

 

E’ stato il Guggenheim a portarmi a Bilbao. O, per meglio dire, è stato quel Guggenheim che ho conosciuto attraverso le parole di Dan Brown in “Origin”. Il libro si apre sovrapponendo incognite e indizi alla descrizione dell’architettura a e di alcune installazioni che ospita. Da buon thriller, è capace di suscitare l’interesse del lettore. In me ha acceso il desiderio di vedere dal vivo le opere di cui avevo letto.

Atterro il venerdì sera alle 23 all’aeroporto di Bilbao e in soli 15 minuti di auto sono al Gran Domine Hotel che, nel centro della città nuova, effettivamente domina il Guggenheim e il Puente de la Salve.

SABATO, centro storico

Parco Casilda Iturrizar

Alle 10 parto dall’hotel. Attraverso il Parco Casilda Iturrizar. E’ quasi vuoto, sporco come una casa rimasta chiusa a lungo. Nell’aria si respirano solo i residui di un’antica vitalità.

Dal parco mi immetto nella Gran Vìa. E’ uno stradone largo e stonato, dai palazzi classici e le insegne di catene internazionali.

Proseguo sempre dritta per 20 minuti fino ad arrivare al fiume, il Nervion. Attraverso il ponte e riconosco nella sponda di destra un po’ di vivacità della Costa Azzurra, di Cannes.

Mi addentro nel centro storico per raggiungere la Cattedrale di Santiago. La vedo svettare e pare vicinissima, ma è Google Map che mi aiuta a non perdere l’orientamento nel labirinto di stradine.

Basilica della Vergine Begoña

La città vecchia si sta svegliando, è sempre più gremita man mano mi avvicino alla scalinata che conduce alla tappa successiva: la Basilica della Vergine Begoña. Dopo circa 350 scalini, appare la facciata divisa dall’arco arboreo che la fa sembrare ancora più grande (la foto accanto rende abbastanza bene). Il portone si apre e persone dagli abiti eleganti si riversano sulla via. Hanno appena celebrato un matrimonio quindi è il momento ideale per visitare la chiesa senza molti turisti.

Sono le 12 e devo riavviarmi verso la città nuova per visitare il Guggenheim. Questa volta, scelgo la via del fiume per vedere da vicino il famoso ponte di Calatrava.

Man mano mi avvicino al museo, il panorama della città cambia finché mi ritrovo proiettata in un’immensa opera d’arte urbana. Sono il Guggenheim e il suo stile ad aver dettato le regole della trasformazione dell’area.

Guggenheim

La visita al museo inizia con un’esperienza sensoriale, per il palato. Il Nerua è un ristorante che fa parte dell’imponente complesso del Guggenheim, una modernissima grotta scavata in un lato del museo. Su un bancone di fronte alla cucina a vista servono i primi due mini assaggi. Una volta a tavola, si susseguono le altre minuscole e deliziose portate senza troppa attesa. 9 in tutto, ossia 16 bocconi.

Maman di Louise Bourgeois

Dopo pranzo, più affamata di prima, mi dirigo verso l’ingresso del museo, già prenotato online per evitare code. Naturalmente, come Robert Langdon in “Origin”, passo sotto le otto zampe sottili di Maman. Subito pare evidente il contrasto di cui parla lo scrittore, quello tra il ragno predatore che pazientemente tesse la tela per le sue prede e incombe sui visitatori e il ragno fragile che tiene nel ventre le uova dei suoi piccoli e si regge su zampe sottili.

Proseguo la camminata passando di fronte al Guggenheim. Una nuvoletta vela il sole e poi all’improvviso diventa nebbia sempre più fitta, finché non vedo più nulla oltre la coltre di vapore. E’ la Fog Sculpture di Nakaya.

Giro intorno al museo fino all’ingresso. Un’audioguida fornisce alcune nozioni sull’architettura di Frank Gehry. A quanto pare la struttura è nata da una mano che si lascia guidare dall’inconscio e non dalla ragione: non c’è intenzionalità nel disegno, il progetto è onirico. Eppure, le sue linee curve e quasi insensate sembrano disegnare qualcosa di definito: un’enorme sottomarino con il portellone laterale aperto, che porta il visitatore a sbirciare nel cuore dell’edificio. Se invece si guarda dall’interno verso il fiume, la piscina di fronte dà l’impressione che il museo sorga direttamente dalle acque del Nervion.

Torqued Ellipses di Serra

A piano terra, visito le gigantesche Torqued Ellipse di Serra e mi lascio risucchiare dalla spirale come il protagonista di Dan Brown.

Passo in rassegna tutte le sale. Mi colpiscono in particolare la tela di Rothko e le opere della Vasconcelos, tra cui un tacco a spillo alto tre metri fatto di pentole e una lampadario di sei metri fatto di Tampax.

Alla fine della visita passo accanto al grosso Puppy di Koons: un cucciolo di dodici metri fatto di fiori. Il mio compagno di viaggio supera la barriera e, prima che me ne renda conto, strappa un fiore per regalamelo. Credo proprio sia illegale, quindi mi riservo la possibilità di dire che sia una storia inventata!

Stanca ma entusiasta, decido di cenare al Camelia Vegan Bar, uno di quei posticini semplici, con porzioni abbondanti di hummus e guacamole. Sulla strada verso l’hotel mi siedo su una panchina per osservare il Guggenheim da lontano. Per quanto sia interamente fatto di linee curve, il complesso della struttura è tale per cui il suo contorno stagliato nel cielo sia costituito solo da linee rette.

DOMENICA, I Paesi Baschi e la zona costiera

Sopelana

Alle 9 sono sulla Mini noleggiata in aeroporto, in viaggio verso la spiaggia di Sopelana. La folla è tutta in mare con la tavola da surf, mentre qui sulla terra ferma la tenerezza del sole mattutino e l’andirivieni costante delle onde creano un‘atmosfera sospesa, incantata. 

San Juan

Seconda tappa del giorno è l’isolotto di San Juan. E’ un promontorio su cui sorge una piccola chiesa, collegato alla costa da un ponte in pietra. Le campane suonano ininterrottamente e ci sono così tanti turisti che pare sia un luogo di culto. Mi chiedo quale sia la ragione di questo pellegrinaggio e scopro che è stato il set della famosa fiction Il Trono di Spade. Anche senza questo riferimento culturale, consiglio di visitarlo.

Risalgo in auto e, prima di pranzo, ho giusto il tempo per un caffè a Guernica, la famosa città che ha ispirato il quadro di Picasso.

Alle 14.30 ho appuntamento all’Azurmendi, un ristorante sulla collina a 15 minuti da Bilbao. E’ un’esperienza culinaria interessante per chi è appassionato, ma non per chi è affamato.

Tornata a Bilbao il mio programma serrato impone una visita alla Plaza Nueva e un tipico aperitivo spagnolo, ma finisco a farmi fare un massaggio in un centro sotto l’hotel. Non transigo, però, sulla vista dall’alto della città illuminata e verso sera prendo la funicolare che porta sulla collina che domina la conca di Bilbao. E’ una cosa che amo fare a conclusione di un viaggio: dopo aver visitato le città da vicino, cerco di avere uno sguardo d’insieme dall’alto, per inserire correttamente i vari punti di interesse nella mia mappa mentale.

Questo weekend lungo si conclude la mattina seguente con il volo per casa. Faccio solo in tempo a salutare il Guggenheim dalla terrazza della colazione dell’hotel. Non mi stancherei mai di guardarlo perché, a seconda dell’ora del giorno e della prospettiva, le sue pareti in titanio riflettono luci e colori diversi. Ogni volta mi sorprendo a coglierne un nuovo dettaglio.

 

Devo ringraziare un libro se ho scoperto questa suggestiva città dei Paesi Baschi.

 

 

Consiglio di lettura per questa meta:

Origin di Dan Brown

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