Come “BUDA e PEST”

 

Racconto sempre storie vere a proposito dei miei viaggi, quindi vi dirò la verità anche a proposito di questo viaggio nella capitale ungherese.

Innanzitutto, perché Budapest? Semplice: perché non c’ero mai stata ed è una meta vicina a cui si può dedicare anche un solo weekend.

Secondo, che cosa è successo a Budapest?

SABATO

Ponte delle Catene

Alle 8.40 di una fredda mattina di febbraio atterro all’aeroporto di Budapest. Viaggio leggera, solo un trolley semivuoto e una borsa. Avevo già prenotato un servizio di trasporto e, in 45 minuti come previsto, sono al President Hotel in centro alla città. Armata di Google Map, mi dirigo verso il Danubio e lo attraverso passando dal Ponte delle Catene.

Palazzo Reale

 

 

 

Una volta a Buda mi dirigo verso la Funicolare che risale la collina fino al Castello (o Palazzo Reale). Da lì, mi sposto verso la piazza dove sorge il Bastione dei Pescatori, un autentico spettacolo da cui si ammira una vista straordinaria su Pest.

A tarda mattinata, scendo a piedi la collina, attraverso di nuovo il ponte e raggiungo un ristorante in via Oktober (qui potete trovare cucine per soddisfare ogni palato).

Bastione dei Pescatori

Subito dopo pranzo, cammino sul lungo Danubio alla ricerca del molo da cui parte la crociera sul fiume. Come sapete, io preferisco muovermi a piedi, ma Budapest è una città grande e, con il poco tempo a disposizione, non potevo fare altrimenti. Passiamo prima sotto il Ponte Elisabetta, poi rivedo il Ponte delle Catene da tutt’altra prospettiva, costeggiamo il Parlamento e circumnavighiamo l’Isola Margherita. L’audioguida è prolifera di informazioni su tutto ciò che vediamo dall’enorme vetrata dell’imbarcazione, mentre il personale di bordo offre bevande calde e snack.

Finita la crociera, mi concedo un giretto casuale a Pest. Le piazze sono abbastanza gremite, nonostante il freddo pungente. Da qualche parte proviene una dolcissima melodia che accompagna il calare del sole.

Per la cena avevo già prenotato un ristorante indiano, il Taj Mahal. So che non è in linea con la cultura locale, ma vado matta per la cucina orientale. A questo punto la mia compagna di viaggio decide di punto in bianco di tornare in hotel perché non ha fame, quindi mi ritrovo a muovermi da sola tra le strade buie, fredde e sconosciute della città. Forse sarei dovuta tornare con lei, ma avevo già l’acquolina pensando alle mie verdure al curry.

L’accaduto non mi sconvolge. Torno in hotel qualche ora più tardi, sazia e salva.

DOMENICA

Terme Széchenyi

La domenica mattina la situazione degenera. La mia compagna di viaggio è adirata perché avrei prenotato troppo tardi il trasporto per l’aeroporto di quella sera e avremmo rischiato di perdere il volo. Io non credo proprio che si possa correre questo rischio ma, comunque, mi assicuro con il concierge che non ci sia traffico di domenica. Lei insiste. Io la ignoro. Continua a prendersela. Continuo a far finta di nulla, mentre cammino sul viale Andrassy che collega in linea retta il centro con le Terme Széchenyi.

Insomma cammino, cammino, cammino, finché ad un tratto mi rendo conto che nessuno sta più parlando da un pezzo. Mi volto. L’ho persa! A quel punto il dubbio amletico “torno indietro a cercarla o proseguo per la mia strada” si risolve in pochi secondi. Mi volto e proseguo.

Arrivata alla più antica sorgente termale della città, inizio una visita guidata che mi porta attraverso le sale, la piscina del chiosco interno all’aperto, gli spogliatoi. E’ davvero troppo affollata per i miei gusti. A quanto pare per gli ungheresi le terme non sono una meta per rilassarsi in semi-solitudine, ma un luogo di ritrovo per conversare immersi in vasche di acqua curativa.

Mercato Centrale

Per pranzo ho prenotato un ristorante ungherese, Spinoza, che si trova nella zona della Sinagoga (per altro descritta da Dan Brown in Origin, come ho avuto modo di apprezzare qualche mese più tardi). Dopo mangiato mi addentro nel Mercato Centrale dove compro una camicia bianca in stile ungherese (perfetta con un paio di jeans).

Con il mio acquisto, attraverso il Ponte della Libertà, visito la Chiesa nella Roccia, davvero suggestiva, e proseguo sulla sponda di Buda fino al Ponte delle Catene. Lo attraverso per l’ultima volta.

Hotel President

Decido di fare una pausa sul roof dell’hotel con una tazza di te. Il panorama è stupendo. Saluto Budapest. Della mia compagna di viaggio nemmeno l’ombra.

La ritrovo un’ora più tardi nella hall ad aspettare il taxi ansiosa.

Bè, alla fine l’aereo l’abbiamo preso. Ciò che abbiamo perso è decisamente altro. Eppure io di Budapest ho un ricordo meraviglioso…

 

Forse perché a volte capita di sbagliare compagno di viaggio, ma se abbiamo il coraggio di  fare un passo avanti e proseguire da soli scopriremo che ne valeva la pena.

 

 

 

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