La magia dell’ENGADINA d’inverno

 

Premesso che gli impianti sciistici dell’Engadina per me sono i migliori in assoluto, oggi vi voglio parlare delle magiche passeggiate sulla neve della zona e di un percorso per la slitta!

Le piste sciistiche sono battute a perfezione, sono larghe e l’impianto è immenso. Dunque, anche se c’è tanta affluenza, la neve non si rovina mai troppo, il rischio di incidenti è ridotto e non ci sono quasi mai code agli impianti di risalita. I paesaggi sono straordinari, i rifugi accoglienti, i piatti gustosi… ma di tutto questo vi parlerò in un altro articolo…

Oggi mi rivolgo a chi non è amante di questo sport e preferisce le candide e pacifiche passeggiate nella neve (con o senza ciaspole) o una slittata di quelle serie in un percorso tra i boschi.

LAJ DE STAZ – breve distanza

A Saint Moritz è una tiepida mattina di aprile. Il freddo che sale dalla terra innevata e quello del vento pungente che lancia i suoi ultimi deboli attacchi sono mitigati dal sole che splende più caldo, in uno strano equilibrio termico.

In questi casi, in vista di una passeggiata, bisogna vestirsi a strati. Partiamo dal basso: calze lunghe, ma non termiche, pantaloni termici (quelli che mettete sotto la tuta da sci vanno benissimo), maglietta termica, pile, giacca a vento, sciarpa, guanti, cappello e occhiali da sole. Ai piedi Timberland o scarponcini da montagna water proof. Ricordatevi di portare con voi fazzoletti e crema viso-mani tascabile.

Ok, siamo tutti pronti?

Da Celerina parte un suggestivo percorso tra i boschi, abbastanza aperto da lasciar sempre filtrare il sole. In 1 sola ora, il nostro sguardo si apre su un lago ghiacciato incoronato da pini.

Per meritarci lo strudel del ristorante alla nostra destra e per goderci a pieno il paesaggio, naturalmente, decidiamo di seguire la passeggiata attorno al Lago di Staz, che in 30 minuti ci riporta al punto di partenza.

Entriamo nel rifugio in legno e siamo accolti da un inebriante profumo di dolce appena sfornato. Gustiamo la nostra merenda osservando i cambiamenti dei colori del paesaggio secondo l’esposizione della luce.

In 45 minuti siamo di nuovo al punto di partenza a Celerina, vicino ad una stazione del treno del Bernina. Non ci resta che tornare a casa, fare una doccia calda e lunga per evitare dolori muscolari e poi dedicarci a un po’ di stretching.

SLITTATA A BERGUN

Giornata perfetta per una slittata! Perché dico “perfetta”? Così, perché ne ho voglia. In realtà scoprirò che non era proprio la giornata ideale…

Ma, ignara e felice, prendo il treno da Samedan e scendo alla stazione Preda-Bergun con un mio amico. Qui, affittiamo una slitta e prendiamo una seggiovia che ci porta in alto. Dalla vetta si gode di una vista spettacolare.

Non rimaniamo troppo a lungo ad osservare lo spettacolo, questa volta, perché siamo ansiosi di provare il percorso nel bosco a bordo della slitta.

Io siedo davanti e lui dietro. Al momento di partire risuona l’avvertimento di mia zia: assicuratevi che ci sia neve, prima di andare. Mi rassicuro rispondendomi che non ci avrebbero affittato la slitta se non fosse stato possibile affrontare il percorso. O sbaglio?

Non importa, perché siamo già partiti. Schiena all’indietro, mani sulle redini, talloni che sfiorano la neve. Alla prima curva a destra premiamo forte lo scarpone dalla stessa parte. Lo sci sinistro della slitta continua a scivolare rapido, mentre il destro rallenta seguendo la curva. Ben fatto! Facile!

Continuiamo così. Non dobbiamo nemmeno coordinarci perché l’istinto muove i nostri corpi in perfetta armonia con il percorso e le intenzioni. Passono 10 minuti e, nonostante l’esercizio fisico sia intenso, non ce ne accorgiamo affatto.

Ad un tratto, a distanza di una trentina di metri, vediamo una striscia di terra che interrompe la pista per tre metri circa. L’istinto mi accenna di frenare, ma poi si dilegua codardo. I miei neuroni cercano di riattivarsi a velocità record per andare a scandagliare le mie conoscenze fisiche empiriche, ma non trovano una risposta tra le mie esperienze. Mentre prego invano l’istinto di mandarmi un altro segno, il mio amico pare avere una risposta: “Solleviamo i piedi!”. Mancano pochi metri, non c’è tempo per valutare i possibili effetti. Forse il minore dei mali è che ci coordiniamo nel fare la stessa cosa. Quindi sollevo anche io i piedi. Al pavimento bianco si sostituisce in un istante il terriccio. Stiamo per avere una risposta.

Non tarda ad arrivare perché, in un nano secondo, vengo sbalzata in avanti come una fionda. Il mio amico vola sopra di me, sfiorandomi, e rotola in avanti. Sono distesa a terra, dalla punta dei piedi al mento. Ripetere il mantra “non è successo veramente” non serve a niente. Quindi mi sollevo lentamente. Do uno sguardo alla slitta alle mie spalle. E’ lì, pacifica, inchiodata nella terra, e sembra dirci: “pensavate davvero di farmi scivolare sulla terra? Potete scordarvelo!”.

Guardo il mio amico e scoppio in una risata tra l’incredulo e il rassegnato. “Io sono ricoperta di terra come te?” gli chiedo. “Perché, anche io sono ricoperto di terra?” mi chiede in tutta risposta. E ridiamo di nuovo. Uno spesso strato di terriccio si è appiccicato al mio corpo, come la pittura ad un personaggio dei fumetti che si appoggia su una parete che è appena stata imbiancata.

“Tutti indizi inequivocabili” penso mentre cammino verso la stazione di Bergun e la gente ci fissa. Dettaglio: questo posto si può raggiungere solo in treno, quindi ci tocca salire sui perfetti e lindi treni svizzeri tutti sporchi.

Al termine di questa giornata, non può stonare il mio “io prima a fare la doccia!”. Tornare bambini al quadrato.

VAL ROSEG – lunga distanza

Dopo una passeggiata breve e semplice come riscaldamento, oggi ne affrontiamo una un pochino più intensa. A sapere come sarebbe andata a finire con la slitta l’avrei fatta prima di avere le ginocchia distrutte! Già, perché, sotto lo strato di terra, c’erano due belle graffiate sanguinanti che mi hanno riportata alla mia infanzia. A quando i cerotti sulle ginocchia erano da duri, da gente che sapeva come divertirsi. Adesso, invece, sono solo da sciocchi!

Comunque non ho intenzione di rinunciare a questa magnifica passeggiata. Dunque, da Pontresina, iniziamo la nostra salita. Prima in un bosco che non manca di inquietarci con i suoi rumori sinistri, poi in lungo un sentiero da cui si gode di una magnifica vista sulla vallata.

In 2 ore raggiungiamo il rifugio. Ci fermiamo per cena e ormai è buio, quindi scendiamo con un trenino rosso che ci riporta al punto di partenza.

Il weekend lungo è già finito e si torna in città dove le temperature sono già primaverili. In auto continuo a cambiare posizione: le ginocchia mi fanno ancora male.

 

 

 

Così, mentre saluto l’Engadina dal finestrino, mi dico: “Si perde più tempo a riparare ad un eventuale danno, che a prevenirlo. Quindi, Alessandra, la prossima volta non essere pigra e non riporre una cieca fiducia nel fato, ma informati!”