IL PRIGIONIERO DI AZKABAN

di J.K.Rowling

La scuola di magia di Oxford

 

Ognuno dei non lettori di Harry Potter pensa di essere l’unico.

Tuttavia, quando ne ho parlato sulla mia pagina Instagram, tra fan di prim’ordine e conoscenti della serie di best seller, ho scoperto anche più di un solo “io, a dire la verità, non l’ho mai letto”. Si è originato un fanatismo attorno a questi libri che ha condotto molti a rifiutarne la conoscenza. Ritengo, però, che sia una lettura interessante sotto alcuni punti di vista, per esempio in vista di una visita a Oxford.

Come sapete, questa rubrica nasce dal desiderio di apprezzare con più intensità ciò che vediamo durante i nostri viaggi. La lettura della serie di Harry Potter conferisce alla visita a questa celebre città universitaria una giusta dose di magia: vedere dal vivo ciò che avevamo già immaginato nella mente sovrappone dettagli ai ricordi e ci lascia vere e proprie fotografie nell’archivio della memoria.

Perché ho scelto proprio il terzo libro? Lo scoprirete leggendo questo articolo!

Dunque, in una sorta di ribaltamento che parte dalla finzione per giungere alla realtà, vi presento “Il Prigioniero di Azkaban” mentre passeggia tra le strade medioevali di Oxford.

 

Harry Potter e i suoi amici partecipano al banchetto “della cornucopia” – come l’ho soprannominato, dato che il cibo appare come per magia sulle lunghe tavolate – nella sala da pranzo di Hogwarts. Silente, dal fondo del refettorio, fa il suo discorso di presentazione e, come al solito, introduce un nuovo professore di Arti Oscure che, irrimediabilmente, ogni anno viene sostituito per qualche ragione.

L’atmosfera gotica e, nello stesso tempo, scaldata dalla luce della magia vi ammaglierà già nero su bianco. Immaginatevi quando vedrete dal vivo la sala nel Christ Church College di Oxford. Sarà un’esperienza soprattutto visiva, ma anche olfattiva, dato che si tratta proprio del refettorio del college, inevitabilmente impregnato degli odori della cucina. Però, mi dispiace deludere i più ferventi fan, i professori e studenti illustri ritratti nei quadri appesi alle pareti rimarranno immobili.

Passano i giorni e a Hogwarts si assiste alla prima partita di Quiddich della stagione. Harry, a bordo della scopa, si libra alto nel cielo attraverso le nuvole grigie alla ricerca del boccino d’oro che chiuderebbe la partita a favore dei Grifondoro. Il suo avversario si arrende, ma Harry tiene duro, lo ha quasi preso quando, all’improvviso, si trova circondato dai Mangiamorte che gli provocano uno svenimento. Harry sta precipitando, supera le nuvole e torna visibile nel campo di Quiddich e, solo grazie alla pronta becchetta di Silente, il colpo si attutisce. Dove si risveglia Harry?

Non in infermeria, ma nella Bodleian Library. Visitate quest’area di Oxford, vi farà godere di quella sensazione di aver preso una macchina del tempo per arrivarci. Superate la sala di lettura e raggiungere la libreria. Dopo il chiostro, entrerete nella sala dell’infermeria di Hogwarts.

Ci stiamo dimenticando qualcosa? Ah, certo, il protagonista che ha dato il titolo a questo terzo libro, Sirius Black. Fuggito dalle grinfie dei Mangiamorte della prigione di massima sicurezza di Azkaban, si trova ora ad Hogwarts con chissà quali intenzioni.

Nel libro ne vengono descritti i disturbi che provoca, nel film viene vista poco e solo dall’esterno, ma come sarà fatta la prigione? Per quanto riguarda la fantasia della Rowling non posso darvi una risposta, ma proprio a Oxford ho visitato per la prima volta una prigione. O, per meglio dire, alloggiavo in un hotel che è stato una prigione fino agli anni ’50. Dato che nella ristrutturazione si è voluto dare rilievo alla precedente funzione dell’edificio tanto da renderla il tema dell’hotel, ho deciso di esplorare e scattare qualche fotografia per mostrarvi la struttura. Trovate tutte le foto di Oxford e dell’ex prigione in questo articolo: I misteri di Oxford

Per tornare al libro, credo di poter dare una forma più verosimile alle mie fantasie su Azkaban ora e poter avvertire, in forma decisamente ridotta, la sensazione di occlusione di una prigione.

 

Concludo riprendo un elemento che più mi ha colpita nel libro: il Molliccio. Nella fantasia dell’autrice, questa creatura ha il potere di assumere le sembianze di ciò che ci fa più paura. Come si sconfigge? Be, naturalmente, con un movimento di bacchetta e una formula magica, “Ridiculus”, che altro non è che un insegnamento: sconfiggere ciò che temiamo cercando di vederne il lato ironico, giocoso, ridicolo, appunto. Tuttavia, credo che il modo per sconfiggere le paure, quelle più intime, sia conoscere il nostro avversario, ma questo è l’insegnamento di un altro libro…