La verità su ISRAELE

 

Deserto e metropoli.

Passato e presente.

Organizzazione e imprevisti.

Israele è un viaggio emozionante, istruttivo e anche molto divertente.

 

DESERTO DEL MITZPE RAMON

Il mio regalo di laurea inizia con un aereo che si libra all’alba.

Atterrata all’aeroporto di Tel Aviv, ritiro l’auto prenotata online e prendo la strada per il deserto. Non mi volto a sbirciare i grattacieli della metropoli costiera perché non amo gli spoiler.

Le tracce dell’antropomorfizzazione del territorio sono sempre più rare, finché mi trovo in mezzo ad un nulla color sabbia su cui corre solo un nastro grigio. Dove la strada si allarga in una piazzola sterrata su cui domina una stalattite in pietra, trovo a terra una bandiera israeliana abbandonata. Accetto il regalo di benvenuto e lo metto nel baule.

L’arrivo al Beresheet Resort nel tardo pomeriggio concede giusto il tempo per rilassarsi tra spa e piscina, ammirando l’immenso cratere del deserto del Mitzpe Ramon dalle vetrate a strapiombo.

Per la sera ho già riservato un tavolo con vista nel ristorante Rosmery dell’hotel. Il buffet è ricco di prelibatezze tipiche del Medio Oriente, ma io mi abbuffo soprattutto di hummus e ordino un piatto particolare con tofu e verdure in salsa tahini.

Post cena, relax sulla terrazza della camera con piscinetta privata, confortevoli sdraio e la brezza leggera di un clima più caldo di quello italiano.

MAR MORTO

Dalla vetrata della sala della colazione mi gusto un assaggio del viaggio che mi aspetta prima di ripartire.

Alle 9 sono in viaggio, direzione Mar Morto. Dall’Italia arrivano messaggi di allerta per il maltempo nel deserto, ma la giornata pare soleggiata e solo leggermente nuvolosa. Quando mai piove nel deserto?

Dopo un’ora di strada attraverso il deserto, in cui compaiono solo di tanto in tanto altre auto, inchiodo dietro ad un’inattesa coda. Penso ad un incidente ma, non appena svolto, vedo che gli autisti si sono fermati per dare la precedenza ad un torrente in piena che attraversa prepotente la strada. Di tornare indietro non se ne parla, perché c’è una sola via per raggiungere la meta, quindi non resta che guadarlo. Mi immergo lentamente e sento che le ruote tengono la strada. Accelero per non perdere la spinta e ritrovarmi bloccata con l’acqua ai finestrini. Proseguo veloce e raggiungo l’altro lato della strada. Potrei tralasciare, ma lo scrivo ugualmente: ho fatto inversione per rifare la traversata e restare qualche secondo in più con l’acqua ai finestrini.

Ora lungo la strada per Mar Morto non ci sono ostacoli in vista. In breve tempo, sto costeggiando il lago salato verso il Parco Nazionale Masada e poi dritta fino alla famosa oasi Ein Gedi. Mi ferma un ausiliare del traffico: la strada, l’unica che c’è, è chiusa a causa del maltempo. Alzo gli occhi al cielo: brilla il sole del mezzogiorno senza una nuvola. In ogni caso, devo optare per fermarmi nello stabilimento balneare più vicino e accedere al wi-fi per valutare un’alternativa.

Entro e mi dirigo verso il bar: caffè e bottiglietta d’acqua. Faccio per pagare, ma la cameriera mi ferma: “All inclusive!”. OK. La spiaggia dello stabilimento è carina e c’è anche un lungo pontile sul mare che termina in un grande dehor circolare con sdraio e asciugamani puliti. Approfitto del fraintendimento e mi fingo ospite dell’hotel. Teoricamente, facendo il bagno bisogna stare attenti a non fare entrare l’acqua negli occhi e a non immergere la testa. In pratica è quasi impossibile che questo accada perché è talmente salato che si galleggia come con un salvagente. Invece del giornale, per la foto di rito, leggo il “Il manoscritto ritrovato ad Accra” di Paulo Coelho. Poi resto in posizione per un’altra ora.

Ad un tratto si alza una voce dall’altoparlante in una lingua che non comprendo. Subito dopo la traduzione in inglese. Non si capisce bene, ma sicuramente dice: “Voi nell’acqua…vietato…uscire subito!”. Mi hanno scoperta! Raccolgo i miei effetti e corro lungo il pontile. Solo successivamente capisco che la voce dell’altoparlante si riferiva ad alcuni bagnanti che si stavano immergendo completamente in mare. Coda di paglia!

Riprendo l’auto per uscire dal deserto e raggiungere Tel Aviv. Poco dopo, dalla strada si vede una cascata in lontananza. Parcheggio e mi addentro a piedi nel deserto per vederla da vicino. Compare prima un furgone e poi due persone sedute di fianco chine su qualcosa. Mi avvicino e saluto. Stanno preparando un “caffè”: scaldano un pentolino pieno di acqua e chicchi su un fornello portatile, mescolando in continuazione. Lo offrono anche a me mentre dicono di vivere in una comunità autosufficiente in cui gli abitanti condividono tutto. Scopro che sono venuti per osservare la cascata: nel deserto sono molto rare e durano solo poche ore. Ecco il famoso “maltempo” del deserto di Israele!

Nel tardo pomeriggio arrivo a Tel Aviv. Aperitivo e poi cena a Giaffa, la zona vecchia della città, un promontorio luccicante che si allunga sul mare.

GERUSALEMME, Prima Parte

La mattina presto passo a prendere la guida, una donna israeliana di mezza età originaria di Gerusalemme che vive a Tel Aviv.

Dopo meno di un’ora di strada, passiamo la frontiera: controllo israeliano, dato che a Gerusalemme hanno accesso anche i palestinesi. Alla nostra destra, la strada corre parallela al muro che divide Israele dalla Palestina. A sinistra, i primi insediamenti della città.

Tomba di Maria

Costeggiamo le mura e saliamo sul Monte degli Ulivi. Qui si apre un panorama spettacolare sulla zona orientale della città, in cui spicca la spianata delle Moschee. Scendiamo costeggiando il più antico cimitero di Gerusalemme. Una volta ai piedi del monte entriamo nella cripta costruita dai cavalieri templari dove giace Maria, madre di Gesù. Monumento singolare: dal momento che il culto mariano è sia ortodosso sia armeno, la cripta è divisa tra i due gruppi di fedeli.

Visitiamo il Giardino dei Getzemani, dove Gesù si ritirò dopo l’Ultima Cena per pregare, poco prima del suo arresto.

Siamo sempre più vicini alle mura della città. Vi accediamo dalla Porta dei Leoni, accanto alla ex Porta d’Oro, ora murata, da cui entrò Gesù.

Seguiamo il percorso della Via Crucis, per quanto è possibile, dato che la nuova edificazione della città da parte dei musulmani non ha tenuto conto del percorso. Giungiamo alla Basilica del Sacro Sepolcro, costruita attorno al presunto luogo in cui Gesù sarebbe stato crocifisso e al luogo di sepoltura. Ci mettiamo in coda dietro ad una miriade di devotissimi ortodossi che non smettono di pregare in coro. Ci pieghiamo per toccare la roccia in cui era stata incastrata la croce, dove Maria e Maddalena con l’apostolo Giovanni avevano pianto la morte di Gesù. La coda per il Sacro Sepolcro è esageratamente lunga e per oggi ci arrendiamo: tornerò a Gerusalemme tra due giorni e ci riproverò.

Dopo la visita alla Basilica nel quartiere cattolico, attraversiamo il quartiere musulmano e parte di quello armeno, per raggiungere il Muro del Pianto nel quartiere ebraico. I fedeli pregano di fronte all’immenso muro sulla cui cima sorge la Moschea, ma che è anche l’unico resto dell’antico Tempio ebraico.

E’ pomeriggio inoltrato e decidiamo di rientrare a Tel Aviv. Mi aspetta una serata in compagnia di amici, alcuni in viaggio, alcuni del luogo. Invito ad unirsi a noi anche la figlia della nostra guida.

Così, qualche ora più tardi, sono ad una cena multietnica nella zona “giovane” di Tel Aviv, al Dalida. Dopo cena discoteca. Faccio tardi perché per il giorno successivo è previsto solo relax sulla spiaggia di Tel Aviv.

TEL AVIV

E’ sabato e questo significa Shabbat che significa , in una traduzione libera, “tutto chiuso”. Addirittura nel mio hotel, Isrotel Tower, sono attivi solo due ascensori su sei.

La spiaggia è attrezzata e faccio un po’ di sport prima di incontrare la mia amica per pranzo che mi porta dal “miglior hummus della città”, alias uno dei pochi ristoranti aperti durante Shabbat. Nel pomeriggio, restiamo in spiaggia. Giochiamo a racchettoni, sport nazionale in Israele.

Ceno al ristorante Messa, nella zona dei grattacieli. Poi esco con gli amici. Questa sera non faccio tardi, perché domani torno a Gerusalemme per una seconda visita.

GERUSALEMME, Seconda Parte

La prima tappa del giorno è il Museo Ebraico, lo Yad Vashem: dalle origini del razzismo fino alla deportazione e all’uccisione di milioni di ebrei, attraverso una galleria costituita da due mura che si restringono a imbuto verso l’alto. Ho studiato approfonditamente la storia del popolo ebraico e nel 2008 ho viaggiato attraverso l’Europa fino ad Auschwitz, per ripercorrere una delle vie delle deportazioni. Tuttavia, nonostante conosca già le vicende, il museo ha un impatto emotivo molto forte.

Dopo la visita, entro di nuovo nella città di Gerusalemme, questa volta attraversando la Porta di Giaffa nella zona occidentale. Ho appuntamento al Cenacolo sul Monte di Sion con una nuova guida, un prete cattolico che a suo tempo fece da guida anche a mio zio.

Ripercorriamo le ultime ore di vita di Gesù. Attraversiamo la sala in cui consumò l’Ultima Cena e osserviamo dall’alto il percorso che fece in una sola notte, dal Monte di Sion, al Giardino dei Getzemani, da Pilato a Erode e poi di nuovo da Pilato, dove venne torturato e condannato per volontà del popolo.

Mentre il prete rievoca una storia antica, le sue parole appaiono così vive e intense da commuovere. Riattraversiamo la città: sono decisa, questa volta, a visitare il Sacro Sepolcro. La coda è meno lunga e riusciamo ad entrarvi con un’attesa di 20 minuti.

Saluto il prete che ricambia recitando una bellissima preghiera di cui mi regala una copia cartacea.

E’ il momento di tornare verso Tel Aviv, per la mia ultima cena in questa magnifica terra.

 

 

Credente o meno, che il tuo dio si chiami in un modo o nell’altro, non potrai fare a meno di emozionarti visitando questa capitale santa che, distrutta, calpestata, ricostruita, ha attraversato centinaia di anni ed è arrivata a noi ancora, intensamente, viva, costituendo un esempio di convivenza, equilibrio, seppur delicato, e rispetto reciproco ignorato dal mondo.

 

 

 

 

 

 

Libro letto durante questo viaggio:

Il manoscritto ritrovato ad Accra di Paulo Coelho

Vuoi leggerlo? Clicca qui