Indimenticabile

KENYA

 

Quanto può durare una sola settimana?

A volte, una vita intera.

Trascorriamo solo qualche giorno in un posto e poi quel posto rimane nel nostro cuore per sempre. Si possono dimenticare i dettagli, ma non i sentimenti.

Una proustiana sovrapposizione del passato e del presente si manifesta ogni volta che guardiamo una vecchia foto, che ci troviamo immersi nella natura, ogni volta che sentiamo il profumo dell’erba dopo la pioggia.

E’ quello che è successo a me da quando sono stata in Kenya nel 2009.

 

PRIMO GIORNO – SAFARI

E’ il mio primo viaggio in Africa. Un charter mi porta da Milano a Roma, per uno scalo tecnico, e poi diretto a Mombasa. Atterro la mattina e la mia guida, Franky, mi aspetta con la Jeep fuori strada.

Partiamo subito verso la prima tappa. A poco a poco le strade asfaltate dell’aeroporto si trasformano in sterrati, l’edificio scompare e appaiono case a uno o due piani al massimo, sempre più rare. Dai campi con il bestiame passiamo alla natura selvaggia della savana del Parco Nazionale dello Tsavo Est.

Una larga striscia rossa segna il nostro percorso. La vedo srotolarsi, articolarsi capillarmente e poi perdersi all’orizzonte.

La guida mi indica un punto, ma dapprima riesco a distinguere solo tronchi di alberi sottili. Tra i rami però, ce n’è uno che sale perfettamente dritto. E’ il collo di una giraffa! Spero di poter vedere gli animali più da vicino.

Non faccio a tempo a pensarlo che, a lato della strada, due zebre sfilano a pochi metri dalla jeep. Franky le chiama ‘Juve’ per le loro strisce bianche e nere: è abituato a mettere a proprio agio i turisti facendo riferimento alla nostra cultura. Ma l’Africa è indimenticabile proprio perché ti libera, svuota la mente e fa spazio nel cuore.

Proseguendo rincontriamo anche una famiglia di giraffe che ci passano accanto indifferenti.

Dopo la mattinata più emozionante della mia vita, pranzo in un lodge in compagnia di facoceri e aggressivi roditori simili a scoiattoli. Usciamo dallo Tsavo Est per addentrarci nello Tsavo Ovest.

Guadiamo un piccolo torrente. Sembra pieno di strani massi lisci. Poi uno di quei massi si muove, sparisce sotto l’acqua, mentre emerge il muso di un ippopotamo. A poco a poco, al nostro passaggio, anche gli altri riemergono. Ricordo ancora l’emozione dietro a questo sorriso. Franky mi spiega che sono tra gli animali più temuti, perché, anche se erbivori, sono molto aggressivi. Altro che leoni!

Ma non mi convince, io ho paura dei leoni soprattutto! Al tramonto facciamo compagnia a una mandria di elefanti. I loro profili stagliati nel cielo vermiglio sono la conclusione perfetta di una giornata perfetta.

Arriviamo al Lodge nella savana. Il corpo centrale è un bungalow enorme, segnato dalla pavimentazione circolare che sostituisce all’improvviso la savana. Le singole camere sono piccoli bungalow che si raggiungo all’aperto lungo un vialetto. Sono già preoccupata che dalle tenebre possa saltare fuori un felino affamato. Poi, durante la cena, seduta a un tavolo al limitare della savana, circondato dall’oscurità, sento un rumore profondo. “Un ruggito” ridono i kenioti. Nel “Re Leone” aveva un suono molto diverso, ma non è quello che mi interessa al momento. Mi alzo di scatto e chiedo di accompagnarmi al bungalow. Un giovane Masai mi guida nel vialetto che attraversa l’oscurità, armato di lancia. “Hai mai ucciso un leone?” gli chiedo. “Sì, uno piccolo.” risponde. ‘Meglio di niente’ penso e poi “L’hai ucciso con quella lancia?”. “No, no” dice ridendo “con un fucile!”.

Mi chiudo nel bungalow, tenendo stretto tra le mani il fischietto in legno che mi hanno dato per chiamare qualcuno in caso avessi bisogno. Guardo fissa verso la cerniera che chiude la tenda in stoffa. Una zampata e il leone sarebbe balzato nel mio letto. Quella prima notte il mio sonno è decisamente leggero.

SECONDO GIORNO – SAFARI

Sono profondamente grata di essere sopravvissuta alla nottata. Preparo la mia borsa, snack, malarone e tanta acqua, e sono pronta a ripartire.

Scopro che il safari non è solo un tour sulla jeep, ma che qualche volta si può scendere dall’auto per passeggiare nella savana in compagnia di un ranger armato (e non di un Masai con la lancia!). Durante la passeggiata posso osservare i coccodrilli da vicino. Con cinismo, penso che alcuni siano riproduzioni in pietra per i turisti, in particolare uno che se ne sta immobile con la bocca spalancata da quando sono arrivata. Ma, all’improvviso, serra le mandibole e in pochi istanti si butta nel fiume. Mi rimprovero per quel pensiero così assurdo sulle riproduzioni in pietra.

Gli ippopotami sono quasi gli animali più pericolosi: i più temuti sono gli elefanti. Vedete l’esemplare in fotografia? Questo scatto risale a qualche momento prima che gli tagliassimo la strada. Si è impuntato  e ha iniziato a barrire e poi a caricarci. Franky, per la prima volta, si spaventa e parte in quarta.

Incontro sempre più elefanti lungo la strada, finché scopro che proprio nel Lodge dove soggiornerò ne girano molti. Dal mio bungalow con vista sul fiume, in una trentina di metri si raggiunge una veranda esattamente sul fiume. Il vialetto è stretto e ci passa… un elefante alla volta. Mentre mi gusto un tè con quella vista spettacolare, uno di loro viene verso di me sbarrandomi la strada per tornare al bungalow. Per fortuna intervengono subito alcuni locali per attirarlo altrove e io scappo a gambe levate!

TERZO GIORNO – SAFARI

Quando ero piccola dicevo scherzando che mia mamma svegliava mia sorella e me per andare a scuola con “la grazia di un elefante”. Non avrei mai creduto che potesse accadere letteralmente!

Mi dovevo svegliare all’alba per una passeggiata a piedi lungo il fiume. Sento dei passi profondi e, quando apro la tenda del bungalow, vedo un elefante a pochi metri. Mi richiudo dentro e aspetto che venga a prendermi Franky.

Poco dopo stiamo passeggiando con un ranger. Osserviamo ippopotami e coccodrilli da vicino, mentre da lontano ci segue un circospetto leopardo che non perdo di vista per un attimo. Quelli sono veloci!

Più tardi riprendiamo la jeep, direzione Tsavo Est. Un ruggito ci impone di cambiare direzione all’istante. Lo inseguiamo e ci conduce al primo leone. Inaspettatamente i leoni non sono temuti, ma sono loro ad aver paura degli essere umani e ad attaccare solo se affamati.

Il safari sta volgendo al termine. Presto la terra rossa ritorno grigio asfalto, la natura si fa più rada e risorgono case in pietra. Siamo a Malindi, dove ci aspetta un’imbarcazione…

 

 

 

 

 

CHALE ISLAND

Con l’alta marea, Chale diventa un’isola. Con la bassa marea, si può attraversare a piedi la sabbia bianca fino alla costa. In quell’occasione, ma in direzione opposta, anche un gruppo di scimmie si sposta dalla costa verso Chale.

Il Sands Resort,il solo hotel costruito su questo piccolo paradiso, vuole accentuare il distacco dalla realtà e ha un proprio fuso orario, diverso da quello keniota di un’ora. Se cliccate sul link del resort vedrete una fotografia dell’isola dall’alto. Vedete il bungalow sull’estremità? Era la mia camera.

E, sull’estremità dell’estremità, c’è una jacuzzi a sbalzo sull’oceano. Quando la marea si alza e le onde si infrangono sulle rocce di sotto, l’acqua dolce della vasca si mescola con schizzi di acqua salata e fresca.

Le onde raggiungono anche le enormi vetrate di cui è circondato il bungalow. Sono rimasta per ore ad osservarle mentre si infrangevano contro le finestre.

Ho trascorso quattro giorni di relax tra ottimo cibo, una piscina spettacolare circondata da palme e, ogni giorno al tramonto, un massaggio all’aperto con vista sulla giungla e le urla lontane delle scimmiette.

Sono stati giorni speciali, che mi hanno dato il tempo di riflettere sull’intero viaggio. Vedere gli animali dal vivo nel loro habitat è una grande emozione, ma l’Africa è molto di più di questo. Con le sue distese selvagge senza fine, con il suo motto “pole pole”, che significa “piano piano si fa tutto”, l’Africa penetra ognuno di noi fino a toccarci il cuore. Allora prestiamo attenzione alla nostra anima e scopriamo che è più grande del mondo intero.

 

 

 

E’ più facile lasciarsi assorbire dal quotidiano, ma qui la nostra voce interiore prende forma, ci risponde, ci mostra il nostro infinito. Questo è il potere dell’Africa.   

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *