LA MIA AFRICA

di Karen Blixen

Il perché del Kenya

 

Quando eravamo bambini era tutto nuovo. Dal ciuccio, siamo passati ad avere sempre in bocca una domanda: “perché?”. Abbiamo mai contato il numero dei nostri perché mentre siamo in viaggio?

E perché viaggiamo ce lo siamo chiesti? Perché ardiamo dal desiderio di tastare con mano, conoscere da vicino, avere una storia da raccontare? Forse, in fondo, viaggiamo perché ci piace rivivere quell’emozione del non sapere.

Qualcosa cambia, però, quando ci ritroviamo di fronte visioni spiegate solo dai battiti ineffabili del cuore.

Non abbiamo nemmeno il coraggio di chiederlo ad alta voce: è un perché troppo grande. La risposta ce la possiamo dare solo da soli.

Lanciamo un boomerang verso quel paesaggio incontaminato. Lo vediamo mentre sfreccia attraverso la savana, sorvola una mandria di elefanti, un branco di leoni, un rinoceronte solitario, sfiora un albero di acacia e si perde all’orizzonte…

E poi, quando non ce lo aspettiamo, torna da noi. Ma non è più quello di prima.

Quella è la risposta dell’Africa, ineffabile quanto la domanda, eppure così vera da renderci diversi dopo averla provata.

 

Io capisco la Blixen che ha chiamato l’Africa sua. Anch’io, dopo esserci stata, mi riferisco così a questo continente: è anche la mia di Africa.

Ma prima che lo fosse, l’ho sognata attraverso le pagine di questo libro. Karen Blixen è una danese che trascorre più di quindici anni della sua vita in Kenya, alle pendici del N’gong nei pressi di Nairobi, e ce li racconta pagina dopo pagina.

Ci racconta del marito, il barone Bror von Blixen-Finecke, sempre via per battute di caccia. Allude al suo amore verso Denis Finch Hatton, riflesso di un amore più grande, quello che l’autrice nutre per le selvagge terre africane e per i suoi abitanti. E’ un amore mai consumato, ma ricambiato dalla riconoscenza del popolo dei Kikuyo e dalla fertile piantagione di caffè in collina.

 

…insomma, scrivere questo articolo mi ha fatto venir voglia di rileggere questo libro: le stesse parole che mi fecero desiderare l’Africa, ora mi aiuteranno a ricordarla.