LA MIA FAVOLA

Tratta da un’intervista che, più di altre, mi ha dato modo di raccontarmi

 

Quando hai iniziato a scrivere?

Alla scuola materna, quando le suore volevano che i bambini sviluppassero la propria fantasia attraverso l’arte. Ogni giorno dovevamo produrre almeno tre disegni che poi tappezzavano le pareti dell’aula. Una mattina sentii che avevo bisogno di qualcosa di diverso per esprimermi. Avevo bisogno delle parole.

Mi ricordo perfettamente il momento in cui mi alzai e chiesi a suor Giovanna di insegnarmi i simboli dei suoni che usiamo per comunicare. Mi guardò perplessa e mi disse che avrei dovuto disegnare come tutti gli altri. Insistei: “Sono stanca di disegnare case con l’albero. Puoi insegnarmi a scrivere?”. Anche se con riluttanza, finì per accettare.

Iniziai a riempire pagine bianche con lettere maiuscole, da destra verso sinistra, perché sono mancina e mi venne spontaneo quell’orientamento. La suora, arresasi di fronte alla mia ostinazione, mi correggeva gli errori grammaticali e mi insegnava il modo per esprimere le pause tra le frasi con i segni di punteggiatura.

Mi disse che alle elementari le maestre mi avrebbero obbligata a scrivere da sinistra a destra e, anche se mi sembrò molto ingiusto, ci provai. A fine giornata la mia mano sinistra era completamente macchiata di blu. Fu un segno: il mio destino era avere la mano sinistra sporca d’inchiostro per sempre.

Seriamente, quando hai scritto il tuo primo testo?

Seriamente, non ricordo alcun periodo della mia vita, dopo i 4 anni, in cui non abbia scritto. Iniziai con Il Giornalino della Via. Curavo la cronaca di ciò che accadeva nella mia via. Le notizie vertevano soprattutto sulle attività delle formiche, le imprese del mio cagnolino e le performance degli uccellini del giardino. Trasformavo ogni avvenimento in una notizia e capitava anche che fossi io stessa a far accadere qualcosa: dovevo vendere qualcosa di interessante ai miei vicini! Smisi quando capii che il mio giornalino non era competitivo sul mercato.

Abbandonata la carriera da giornalista all’età di dodici anni, mi dedicai ad una monografia. L’idea mi venne quando ricevetti un dono dalla mia zia inglese. Era un diario segreto. Mi disse che ogni sera avrei dovuto mettere nero su bianco il resoconto della mia giornata e i miei sentimenti a riguardo. Il mio mondo immaginario, però, era più grande di qualsiasi cosa mi potesse accadere in una sola giornata. Così scrissi per tutta l’estate. Ce ne vollero tre di diari. Il titolo dell’opera fu I Misteri del Pesce, tratto da una storia vera che accadde nella mia immaginazione. Purtroppo, non trovo più il manoscritto e l’unica copia digitale è andata perduta insieme ad un obsoleto floppy disc…

Come hai trasformato la tua passione in un lavoro?

Scrivere non è mai stato un lavoro, piuttosto lo definirei una passione retribuita. Nel tempo, ho scritto per diversi motivi, prima per esercitarmi, poi per riflettere, più avanti per far riflettere e per far divertire, ma mai per vendere. Scrivere all’inizio era il mio modo per sviluppare un’idea sistematica dell’esistenza: non ho mai scritto nulla su di me e sulla mia vita, ma ho sempre usato i miei personaggi per provare sentimenti estremi, per affrontare avvenimenti che non mi sono mai capitati, per conoscere persone diverse da me, per indagare le radici più profonde dell’amore, della paura, del desiderio, della depressione, della rabbia. Anche più avanti sono sempre stata gelosa dei miei scritti e selezionavo pochi fidati lettori, di quelli che criticano per aiutare e fanno complimenti se li pensano.

Cosa ti ha spinta allora a pubblicare uno dei tuoi lavori e diventare una scrittrice?

I miei primi fidati lettori mi spronavano a condividere i miei scritti, dicevano che sarebbe stato interessante per un pubblico più ampio confrontarsi con i miei personaggi e le mie storie, che a differenza di tanti che si professano scrittori io sapevo davvero scrivere per gli altri. “Grazie, ma no grazie” era la mia replica.

Poi è arrivata l’esperienza di studio negli Stati Uniti. Per la prima volta lontana dal mio mondo, ho trovato il mio universo. Quando sono tornata in pochi mesi mi sono laureata in Lettere e Filosofia e ho firmato un contratto con una casa editrice per la pubblicazione di Ragione e Follia, che avevo scritto cinque anni prima subito dopo la maturità classica. Questo libro è un esperimento che ho dedicato “a chi non ha tempo di leggere”, perché è un testo breve e intenso, che tiene con il fiato sospeso dalla prima all’ultima riga e la sua fruizione si avvicina a quella cinematografica.

Se lo chiedi a me, non diventi uno scrittore quando pubblichi un libro. Sei uno scrittore se sai leggere dove non ci sono parole, sei uno scrittore se ami affrontare una pagina bianca.

 

L’intervista che avete letto risale al 2015. E poi?

Niente progetti nel cassetto… Interi scaffali!

Nel 2016 è uscita la seconda edizione di Ragione e Follia con nuova veste grafica e paratesto con introduzione a cura del giornalista e amico Pietro Razzini. Nel 2017 ho curato il riadattamento teatrale del libro in inglese durante la mia esperienza in Polonia. Nell’estate dello stesso anno ho vinto un premio letterario con il racconto Selezione Naturale.

Dal 2016 ad oggi, ho anche lavorato come copy writer in un’agenzia pubblicitaria, come account in una casa di produzione video e attualmente sono responsabile comunicazione e marketing in una televisione. Durante questa esperienza, nel giugno del 2020, ho scritto il format e condotto il programma televisivo sui viaggi #iorestoinitalia.

Valorizzare e supportare il turismo in Italia in un periodo di pandemia è stata la molla da cui è nato il programma, ma il tema viaggi ha radici più profonde. A 29 anni ho visitato 39 paesi e ho vissuto in America, in Inghilterra e in Polonia. Viaggiare mi ha permesso di cambiare spesso prospettiva ed è stato fondamentale musa della prosa. Non a caso dal 2018 mi sto dedicando ad un romanzo di fantasia la cui protagonista è una travel blogger che, tra Perù, Italia, Inghilterra e India, viaggia alla ricerca di risposte alle domande più profonde dell’esistenza fino ad approdare in una mistica Terra delle Risposte. Da qui nasce la pagina dedicata alle mie Favole di Viaggio.

Naturalmente, tra le nuvole o tra le pagine, sempre di viaggi si tratta. Non ho potuto fare a meno di consigliare alla fine di ogni articolo di viaggio il libro adatto a quella determinata meta. E ho dedicato una pagina di questo sito, Libri in Valigia, proprio all’elenco (quasi) completo delle mie letture, a cui potreste ispirarvi per la vostra prossima avventura letteraria.

 

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