LA MIA FAVOLA

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Dopo la pubblicazione del mio primo libro Ragione e Follia, Chiara mi contattò per un’intervista.

Quando hai iniziato a scrivere?

Alla scuola materna, quando le suore volevano che i bambini sviluppassero la propria fantasia attraverso l’arte. Ogni giorno dovevamo realizzare almeno tre disegni. Una mattina sentii che avevo bisogno di qualcosa di diverso per esprimermi. Avevo bisogno delle parole.

Mi ricordo perfettamente il momento in cui alzai e chiesi alla suora di insegnarmi i simboli dei suoni che usiamo per comunicare. Mi guardò perplessa e mi disse che avrei dovuto disegnare come tutti gli altri. Insistei: “Ho già disegnato centinaia di case con l’albero. Puoi insegnarmi a scrivere?”. Anche se con riluttanza, finì per accettare.

Iniziai a riempire pagine bianche con lettere maiuscole, da destra verso sinistra, perché sono mancina e mi venne spontaneo quell’orientamento. La suora, arresasi di fronte alla mia ostinazione, mi correggeva gli errori grammaticali e mi insegnava il modo per esprimere le pause tra le frasi con i segni di punteggiatura.

Mi disse che alle elementari le maestre mi avrebbero obbligata a scrivere da sinistra a destra e, anche se mi sembrò molto ingiusto, ci provai. A fine giornata la mia mano sinistra era completamente macchiata di blu. Fu un segno: il mio destino era avere la mano sinistra sporca d’inchiostro per sempre.

Seriamente, quando hai scritto il tuo primo testo?

Seriamente, non ricordo alcun periodo della mia vita, dopo i 4 anni, in cui non abbia scritto. Iniziai con Il Giornalino della Via. Curavo la cronaca di ciò che accadeva nella mia via. Le notizie vertevano soprattutto sulle attività delle formiche, le imprese del mio cagnolino e le performance degli uccellini del giardino. Trasformavo ogni avvenimento in una notizia e capitava anche che fossi io stessa a far accadere qualcosa: dovevo vendere qualcosa di interessante ai miei vicini! Smisi quando capii che il mio giornalino non era competitivo sul mercato.

Dopo questa esperienza di carriera come giornalista, decisi che avrei dovuto scrivere un romanzo sulle avventure di un animale specifico. L’occasione arrivò quando ricevetti un dono dalla mia zia inglese. Era un diario segreto. Mi dissero che ogni sera avrei dovuto scrivere quello che mi era accaduto e i miei sentimenti a riguardo. Il mio mondo immaginario, però, era più grande di qualsiasi cosa mi potesse accadere in un solo giorno. Così scrissi per tutta l’estate. Ce ne vollero tre di diari. Il titolo dell’opera fu I Misteri del Pesce, tratto da una storia vera che accadde nella mia immaginazione. Purtroppo, il manoscritto è andato perduto nell’obsoleto floppy disc…

Come hai trasformato la tua passione in un lavoro?

Non ho mai pensato che scrivere potesse diventare la mia carriera. Io, semplicemente, scrivevo, senza pensare al domani. Scrivere era il mio modo per sviluppare un’idea sistematica dell’esistenza: non ho mai scritto nulla su di me e sulla mia vita, ma ho sempre usato i miei personaggi per provare sentimenti estremi, per affrontare avvenimenti che non mi sono mai capitati, per conoscere persone diverse da me, per capire le radici più profonde dell’amore, della paura, del desiderio, della depressione, dell’invidia.

Quando ho realizzato che nel profondo noi tutti parliamo la stessa lingua, ho pensato che avrei dovuto condividere i miei scritti con le altre persone, per far sì che potessero confrontarsi anche loro con i miei personaggi e le mie storie. Ma ancora non pensavo alla scrittura come a una possibile carriera.

Cosa ti ha fatto cambiare idea?

La mia esperienza di studio negli Stati Uniti. Lontana dal mio mondo, ho trovato il mio universo. Quando sono tornata in pochi mesi mi sono laureata in Lettere e Filosofia e ho firmato un contratto con una casa editrice per la pubblicazione di Ragione e Follia, che avevo scritto 5 anni prima e custodito gelosamente in un cassetto. Questo primo libro fu un esperimento che dedicai “a chi non ha tempo di leggere”, perché è un testo breve e intenso, che tiene con il fiato sospeso dalla prima all’ultima riga.

Questo non significava ancora essere una scrittrice per me. 

Questo significa che la passione e il sacrificio portano naturalmente ad ottenere un risultato. 

Significa saper affrontare un pagina bianca e non essere spaventati da ciò che non conosciamo.

Significa, ancora, che un sogno può diventare un progetto, dipende solo dalle nostre scelte. 

Ci sono altri progetti nel cassetto?

Quale cassetto? Ho interi scaffali di progetti, ma ne perseguo uno per volta. Adesso, mi sto dedicando ad un romanzo di fantasia, tra enigmi e avventura. La protagonista è una travel blogger che tra Perù, Italia, Inghilterra e India, viaggia alla ricerca di risposte alle nostre domande più profonde fino ad approdare nella mistica Terra delle Risposte.

Ho sempre amato viaggiare e a 28 anni ho visitato 39 paesi e ho vissuto in America, in Inghilterra e in Polonia. Attraverso le mie Favole di Viaggio racconto in brevi articoli le vere storie dei miei viaggi con quel retrogusto immaginario che nel romanzo a cui sto lavorando esplode fino ad abbracciare l’intera esistenza, lasciando tra le righe un margine di potenziale veridicità.

Da qui, è nato il nome del sito VIAGGIA LEGGI SOGNA e Ale Globe, il mio alter ego attraverso il quale condivido le mie avventure di viaggio con i miei amici su Instagram.