INTERVISTA

Nel 2015, pochi mesi dopo la pubblicazione del mio primo libro “Ragione e Follia”, Chiara mi contattò per un’intervista.

Quando hai iniziato a scrivere?

Alla scuola materna, quando le suore volevano che I bambini sviluppassero la propria fantasia attraverso l’arte. Ogni giorno dovevamo realizzare almeno tre disegni. Una mattina sentii che avevo bisogno di qualcosa di diverso per esprimermi. Avevo bisogno delle parole.

Mi ricordo perfettamente il momento in cui mi sono alzata e ho chiesto alla suora di insegnarmi i simboli dei suoni che usiamo per comunicare. Mi guardò perplessa e mi disse che avrei dovuto disegnare come tutti gli altri. Insistei: “Ho già disegnato centinaia di case con l’albero. Puoi insegnarmi a scrivere?”. Anche se con riluttanza, finì per accettare.

Iniziai a riempire pagine bianche con lettere maiuscole, da destra verso sinistra, perch sono mancina e mi venne spontaneo. Poi la suora, arresa di fronte alla mia ostinazione, mi correggeva gli errori grammaticali e mi insegnava il modo per esprimere le pause tra le frasi con i segni di punteggiatura.

Mi disse che alle elementari le maestre mi avrebbero obbligata a scrivere da sinistra a destra e, anche se mi sembrava molto ingiusto, ci provai. A fine giornata la mia mano sinistra era completamente blu per l’inchiostro. Quello fu un segno: il mio destino era avere la mano sinistra sporca d’inchiostro per sempre.

Seriamente, quando hai scritto il tuo primo testo?

Seriamente, non ricordo alcun periodo della mia vita, dopo i 4 anni, in cui non abbia scritto. Iniziai con “Il Giornalino della Via”. Curavo la cronaca di ciò che accadeva nella mia via. Le notizie vertevano soprattutto sulle attività delle formiche, le imprese del mio cagnolino e le performance degli uccellini del giardino. Trasformavo ogni avvenimento in una notizia e capitava anche che fossi io stessa a far accadere qualcosa: dovevo vendere qualcosa di interessante ai miei vicini! Ho smesso quando ho capito che il mio giornalino non era competitivo sul mercato.

Dopo questa esperienza di carriera come giornalista, decisi che avrei dovuto scrivere un romanzo sulle avventure di un animale specifico. L’occasione arrivò quando ricevetti un dono dalla mia zia inglese. Era un diario segreto. Mi dissero che ogni sera avrei dovuto scrivere quello che mi era accaduto e i miei sentimenti a riguardo. Il mio mondo immaginario, però, era più grande di qualsiasi cosa mi potesse accadere in un solo giorno. Così scrissi per tutta l’estate. Ce ne vollero tre di diari. Il titolo dell’opera fu “I Misteri del Pesce”, tratto da una storia vera che accadde nella mia mente.

Come hai trasformato la tua passione in un lavoro?

Non ho mai pensato che scrivere potesse diventare la mia carriera. Io, semplicemente, scrivevo, senza pensare al domani. Scrivere per me era, ed è ancora, il mio modo per sviluppare un’idea sistematica dell’esistenza: non ho mai scritto nulla su di me e sulla mia vita, ma ho sempre usato i miei personaggi per provare sentimenti estremi, per affrontare avvenimenti che non mi sono mai capitati, per conoscere persone diverse da me, per capire le radici dell’amore, della paura, del desiderio, della depressione, dell’invidia.

Quando ho realizzato che nel profondo noi tutti parliamo la stessa lingua, ho pensato che avrei dovuto condividere i miei scritti con le altre persone, per far sì che potessero confrontarsi anche loro con I miei personaggi. Ma ancora non pensavo alla scrittura come a una possibile carriera.

Mia mamma aveva sempre voluto per me un lavoro sicuro, in un ufficio per esempio. Tutto il mio mondo, a dire il vero, voleva che diventassi qualcuno con un titolo, dottore, ingegnere, professore. Ero quasi del tutto convinta che scrivere sarebbe rimasto solo un hobby, per sempre.

Cosa ti ha fatto cambiare idea?

La mia esperienza di studio negli Stati Uniti. Lontana dal mio mondo, ho trovato il mio universo. Quando sono tornata in pochi mesi mi sono laureata in Lettere e Filosofia e ho firmato un contratto con una casa editrice per la pubblicazione di “Ragione e Follia”, che avevo scritto 5 anni prima.

Questo non significa che sono una scrittrice, né che voglia che scrivere sia la mia carriera. 

Questo significa invece che la passione e il sacrificio portano naturalmente ad ottenere un risultato. 

Significa che saper affrontare un pagina bianca, che non essere spaventati da ciò che non conosciamo. Ogni cosa dipende dalle nostre scelte. 

Significa che, come io ho trovato me stessa attraverso le mie parole, così ognuno può trovare anche di più attraverso le storie degli altri. 

Significa che poter lavorare in quell’ufficio che mia mamma voleva per me. Ciò che conta sono la dedizione e l’impegno in ogni cosa che facciamo. E’ andare oltre la superficie per scoprire la profondità, l’essenza, la nostra ragione d’essere.