C’era una volta un labirinto a

MARRAKECH

 

MERCOLEDI’ nel labirinto del Suk

A fine gennaio Marrakech gode di un clima perfetto, invidiato dal freddo pungente europeo. Poter riporre i piumini indossati per il viaggio nell’armadio è un ottimo benvenuto. In città ci sono moltissimi riad, vecchie ville adibite a hotel, in tipico stile marocchino. Vi consiglio di soggiornare in uno di questi posti per entrare subito nell’atmosfera locale.

La prima cosa che intendo fare è affrontare il labirinto del Suk per raggiungere Piazza Jemaa El Fna al tramonto. Sulla carta dista solo 20 minuti a piedi dal riad, ma è inevitabile farsi risucchiare dalle viuzze gremite di bancarelle e negozi che soffocano i passanti costringendoli in un passaggio stretto. Spintoni annessi. Le pareti sono agghindate di stoffe, borse in pelle, spezie fino a nascondere i muri e il cielo. Le strade sono dritte, oblique, spezzate ti costringono a deviare, a svoltare… è impossibile non perdere l’orientamento. Ma non fate l’errore che ho fatto io! Gli abitanti del posto sono scaltri, adocchiano subito i turisti e si offrono di guidarli verso la loro meta. Se, come me, non avete ancora prelevato contanti, dovete insistere per non accettare, perché, una volta a destinazione, non vi lasceranno in pace fino a che non avranno la loro ricompensa.

Jemaa El Fna

Dopo un bell’insulto in arabo da parte del ragazzo a cui ho mostrato il portafogli vuoto, mi siedo in un locale a bere te alla menta, bevanda tipica del posto, mentre mi godo il tramonto sulla Piazza Jemaa El Fna, la più grande di tutta l’Africa. La gente mangia e fa festa, i turisti si mescolano ai locali in un carnevale di colori.

Ritornando verso il riad dopo cena penso al contrasto tra il senso di chiusura del Suk e l’immensità della piazza. Sembra proprio il premio per chi trova la via d’uscita del labirinto.

 

GIOVEDI’ e la zona ricca di ieri e di oggi

Yves Saint Laurent

Il giorno successivo mi dirigo dalla parte opposta rispetto al Suk, per visitare la casa di Yves Sant Laurent, oggi museo. L’ex residenza dello stilista è davvero suggestiva: è una campitura di blu alla fine di un giardino che è un dipinto vivente. La fontana, le piante, i colori si amalgamano e si incontrano al confine tra arte e natura.

Dopo la visita, raggiungo Jemaa El Fna dal lato opposto rispetto al giorno precedente, per vedere la Moschea. L’ingresso è aperto solo ai fedeli, quindi mi limito ad apprezzarne l’imponenza dall’esterno.

Palazzo El Badi

Proseguo poi verso le Tombe Saadiane e il Palazzo El Badi, disegnando un percorso interno alla città che mi porta a scoprire gradualmente il forte contrasto tra la zona moderna e quella antica, la zona affollata del popolo e la zona più aperta dei sovrani di un tempo.

La sera vado al Mamounia Hotel, limitrofa alle mura sud occidentali della città. Ci tengo perché è l’hotel in cui alloggiava Churchill durante i suoi viaggi di piacere a Marrakech.

 

 

VENERDI’ e il trekking sulle Montagne Atlas

Montagne Atlas

La mattina del terzo giorno, una jeep mi aspetta fuori dal riad. Dopo aver costeggiato le alte mura della città, l’auto prende la tangente verso le Montagne Atlas.

Prima di arrivare ci sono due tappe. La prima in un’azienda che produce e vende olio di argan e altri prodotti di bellezza locali. Osservo le donne che ricavano dai semi l’olio per i vari usi, tra cui il burro di argan che è più buono della Nutella! Più avanti mi fermo a visitare un villaggio di beduini. E poi… eccomi ai piedi delle montagne, pronta per il trekking alle Sette Cascate. Scopro che solo una settimana prima la zona era ricoperta di neve che si è sciolta rapidamente al primo caldo.

Dopo la passeggiata, torno verso Marrakech, pronta per l’Hammam e il massaggio marocchino (solo per i più temerari perché è davvero strong!).

 

Le trattative del SABATO 

Jemaa El Fna

Oggi nel primo pomeriggio ho il volo di rientro. Decido quindi di passeggiare per il labirinto del Suk. Sono certa che mi possa riservare delle sorprese. Mi ritrovo infatti in una conceria, dove marocchini e beduini lavorano le pelli di cammello e mucca per realizzare oggetti in pelle. Prima di entrare mi danno una piantina di menta e mi dicono di tenerla vicino al naso. Gli escrementi di uccelli sono indispensabili per una delle fasi di lavorazione della pelle e l’odore di sterco è così intenso che ti arriva in bocca senza quel filtro. Subito dopo tratto con un venditore per l’acquisto di uno zainetto. Scopro troppo tardi di non aver fatto un grande affare!

Dopo l’ultimo pranzo, rigorosamente a base di cous cous, sul roof del riad, decido di salutare questo vivace pezzo d’Africa così come l’ho accolto, gustandomi l’ultimo anticipo di estate da un locale in piazza Jemaa El Fna.

 

 

Quando esco dal labirinto del Suk per l’ultima volta, la mia immaginazione sorride.

Ecco un luogo in cui potrà perdersi ogni volta che lo desidera.

 

 

Chi mi ha aiutato ad organizzare il viaggio:

https://www.marrakech.it/informazioni-generali 

https://www.visitmorocco.com/it/corsa/marrakech

 

Consiglio di lettura per questa meta:

Lettere d’amore del Profeta di Kahlil Gibran a cura di Paulo Coelho

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