Mille volte

NEW YORK

 

Mi ricordo la prima volta. Spaesata all’inizio del semestre oltreoceano.

Forse la seconda. Quando ho conosciuto il mio gruppo di amici.

Di certo non ho dimenticato l’ultima. Quella in cui ho viaggiato senza valigia.

 

WELCOME TO MANHATTAN

C’era una volta una ragazzina che rimandava sempre il viaggio a New York perché sognava di andarci con una persona davvero speciale. Un giorno, però, stanca di aspettare decise di andarci da sola.

Partenza da New Haven, dove vivo, e ultima fermata a Central Station. Tutto a New York sembra più grande di come siamo abituati a vederlo. Esco dal lato di Park Avenue con la mia inseparabile valigia rossa. La coda per il taxi è troppo lunga e fa freddissimo. Il telegiornale avvisa di non sostare per più di 5 minuti all’aria aperta di New York, che non tocca temperature così basse da decine di anni. Non ho nemmeno voglia di aspettare, così fermo un risciò e incastro la valigia sul retro. Sono diretta a Reade Street, un’infinità di isolati più a sud.

Il pilota pedala in maglietta, mentre io sono avvolta da un giaccone che sembra più un piumone. Il vento mi fa bruciare gli occhi ma l’aria gelida che mi sferza il viso fa congelare anche le lacrime. In 15 interminabili minuti raggiungo la mia destinazione.

Sono ospite a casa di amici di famiglia e grazie a loro in pochi giorni Manhattan mi appare più piccola, a misura d’uomo. La giro a piedi in lungo e in largo finché mi muovo agilmente in quel labirinto tridimensionale.

Nei mesi successivi torno a New York quasi tutti i weekend. Conosco un gruppo di amici. Scopro i deliziosi ristoranti di Little Italy e i locali particolari disseminati per la città. Visito il Moma e finalmente, all’ultimo piano, osservo dal vivo i dipinti di Monet, Picasso, Andy Warhol, Kandinskij che mi avevano affascinato nei libri di storia dell’arte. Nel negozio della Apple ai margini meridionali di Central Park, mi innamoro dell’iPhone 5c che in Italia non è ancora uscito (quello colorato, ve lo ricordate?). Era il 2014.

BACK TO MANHATTAN

Anni dopo, con un volo preso all’ultimo, torno a New York. Faccio scalo a Londra e la Virgin Airlines lascia lì la mia valigia. Mi farò bastare i pochi effetti del bagaglio a mano per qualche giorno. In quel momento non so ancora che rivedrò la mia valigia solo una settimana più tardi.

Il primo giorno, a bordo di un battello preso a sud dell’isola, passo sotto il Ponte di Brooklyn e circumnavigo la Statua della Libertà.

Nel pomeriggio visito la zona del World Trade Center. Ho un biglietto per il One World Observatory e un tavolo prenotato per cena. Non c’è foto che renda giustizia al tramonto da lassù!

Il giorno successivo mi spingo fino ai limiti di Central Park. Il lago non è più ghiacciato come la prima volta che lo vidi, ma è attraversato da barchette a remi e circondato da anatre. Come potete notare, indosso una maglietta troppo larga e nascondo un paio di boxer invece degli shorts. Gli inconvenienti di quando la tua valigia viaggia senza di te.

Il terzo giorno parto per una settimana ad Antigua (presto sul sito l’articolo). Dopo sette giorni di mare caraibico, torno a New York abbronzata, riposata per altre avventure nella metropoli.

Tappa obbligata è il Rockfeller Center. Ai piedi del grattacielo non ci sono più la pista di pattinaggio e l’albero di Natale a cui ero abituata, ma c’è una lunga coda per visitare il rooftop. Dall’alto lo sguardo abbraccia l’intera isola. Sia il lato di Central Park sia quello del sud di Manhattan. Più tardi, ripasso per la turistica, ma immancabile, Times Square. Scopro i murales di Soho e i deliziosi cupcake di West Village.

La sera vado a Brooklyn. Ceno in un ristorante con il pavimento ricoperto di sabbia e subito mi mancano le spiagge di Antigua. Poi andiamo in un locale con vista sullo skyline di Manhattan.

Il giorno successivo percorro a piedi tutto il lato occidentale dell’isola fino a prendere la funivia per Roosevelt Island. Durante il percorso prendo appunti per il romanzo ambientato anche New York che sto scrivendo.

Percorro l’High Line: la ferrovia per trasporto merci di New York, prima che un gruppo di architetti visionari finanziasse e progettasse una passeggiata sopraelevata immersa nel verde. Ricordo che il signore che mi avvicina e afferma di scrivere lettere che predicono il futuro. Sono trascorsi molti anni e sono curiosa di rileggerla! Al termine dell’High Line, proseguo verso nord fino al Museo di Storia Naturale, quello del film “Una notte al museo”. Sempre in zona, passo accanto alla casa di John Lennon, dove il cantante è stato assassinato, e percorro un tratto di Central Park.

 

 

 

Il tempo passa ed è il momento di tornare a casa.

Ammetto di essere stata reticente, molte avventure sono rimaste nella penna.

Ma questo è un articolo, non un romanzo…