NIAGARA FALLS

Oltre il confine

 

Le Cascate del Niagara sono il dulcis in fundo di un road trip

attraverso Connecticut, Rhode Island e Massachusetts.

Sconfiniamo per poco tempo anche in Canada, quanto basta perché il rientro su suolo americano non sia indolore.

 

Dopo Boston, ci fermiamo a Siracuse per la notte e arriviamo alle cascate la mattina seguente.

L’auto deve prepararsi al viaggio di ritorno in Connecticut di 7 ore, così ci avviamo a piedi lungo il percorso che costeggia il fiume fino alle cascate.

Dapprima si sente solo il rumore assordante. Poi la strada si apre al panorama spettacolare. Spettacolare, almeno fino a che non spostiamo leggermente lo sguardo e vediamo gli orrendi grattacieli grigi che si affacciano sulle cascate dalla parte canadese. Dobbiamo scomodare ancora la nostra auto per oltrepassare il confine e avere una vista migliore.

All’andata nessun problema.

Parcheggiamo in cima a una salita e muoviamo i primi passi sul suolo canadese verso le cascate. Ora finalmente siamo di fronte al panorama che abbiamo visto spesso in tv e al cinema.

Anziché sederci in un ristorante, prendiamo un panino e lo consumiamo sul muretto a ridosso delle cascate. Questo è il nostro pranzo della domenica di Pasqua del 2014. E non sentiamo la mancanza delle uova di cioccolato.

Nel pomeriggio ci decidiamo a rientrare e affrontare il lungo viaggio per essere a New Haven entro sera e riprendere le lezioni universitarie il giorno seguente.

Sono al posto di guida ferma in coda alla dogana sul ponte che attraversa il fiume. Prendo il cellulare e inizio a impostare la destinazione. E’ il mio turno e la guardia mi fa segno di procedere. E’ un uomo grosso, dai capelli ricci e gli occhi enormi e rotondi. Si piega minaccioso e mi chiede come mai ho il cellulare in mano. Gli spiego il motivo e lui brusco chiede i documenti di identità a entrambe. Noi gli consegniamo anche quelli rilasciati dall’università che attestano la nostra frequenza alla Southern Connecticut State University.

Torna qualche secondo dopo, urlando: “Spiegatemi cosa ci fanno un’italiana e una svedese insieme in Canada!”. La mia amica è attonita e non dice nulla. Così gli spiego che siamo espatriate per qualche ora per vedere le cascate dal Canada e che ci siamo conosciute in università, che siamo exchange students. Lui non smette di fissarci torvo, ma pare che la spiegazione lo abbia convinto.

Invece no! Ci urla contro ancora più forte: “Sapete che se voglio posso trattenervi qui?”. Noi in auto ci scambiamo uno sguardo veloce che dice E per quale motivo potrebbe trattenerci?.

“Trasportate del tabacco?” rincara. Allora la mia amica, rimasta zitta fino a quel momento, gli risponde balbettando: “Sì, un pacchetto…”.

Secondo me a quel punto all’omone viene da ridere e, prima di intenerirsi visibilmente, ci caccia con un gesto della mano.

A quanto pare il confine con il Canada è diventato una zona calda da quando i messicani tentano da lì l’ingresso negli States. Ecco spiegati gli stronzi ai controlli.

 

 

 

Lungi dall’aver rovinato la nostra esperienza,

ci ha fornito bensì “La storia da raccontare” per questo viaggio.