Svelando i misteri del

PERU’

 

Lima

L’accoglienza del Perù arriva prima dell’atterraggio, quando l’aereo attraversa le nuvole e appaiono le Ande nei loro spettacolari chiaroscuri di un tardo pomeriggio di giugno.

Il giorno successivo inizia la visita guidata di Lima. La capitale fu fondata da Francisco Pizarro nel 1535. I colonizzatori cercarono di distruggere la cultura locale e di imporre le proprie leggi, religione e tradizioni. Gli Inca, da parte loro, non comprendevano la cultura importata dagli spagnoli, ad esempio trovavano assolutamente strano che il Dio cattolico fosse rappresentato da un uomo in croce.

Quando il Perù fu liberato da José San Martin nel 1821, la cultura locale, che era sopravvissuta in segreto per quasi trecento anni, risorse. Questa volta, tuttavia, mescolata al credo europeo, dando origine ad una religione sincretica, monoteista ma con una sensibilità particolare verso la natura.

 

Paracas

Se amate la natura e gli animali, non potete non fare tappa a Paracas. E’ una Riserva Nazionale in cui è possibile fare un safari in barca alla scoperta di leoni marini, pinguini e un’infinità di specie di uccelli. Su alcune isole che vedrete ci sono più di 10 volatili per metro quadrato! Se siete fortunati come noi potete anche vedere i delfini.

Nella foto potete vedere le scogliere ambrate che si affacciano sul pacifico.

 

Nazsca

Dopo aver trascorso la notte in un agriturismo, stiamo per decollare su un piccolo aeroplano per osservare dall’alto le famose linee di Nazsca. Se ne avete sentito parlare, probabilmente le avete associate ad un’origine aliena. La guida, però, nemmeno menziona la specie di “E.T”. Al contrario, spiega chiaramente come, perché e chi le creò. I Nazsca sono una civiltà molto antica, antecedente agli Inca, e i loro dei erano zoomorfi. Dunque non è strano che le linee definiscano i contorni di un colibrì, una scimmia, un ragno e molti altri animali ritenuti sacri. Le perplessità riguardano, bensì, la loro dimensione. La guida, senza considerare strana questa caratteristica, spiega che non si tratta di “linee” ma di sentieri. I contorni delle rappresentazioni sono larghi a sufficienza da poterci camminare all’intero durante i rituali. Per realizzarli usarono strumenti come ad esempio un rudimentale antenato del compasso. Persino il cosiddetto Extraterrestre è semplicemente un dio Nazsca metà uomo e metà gufo. Ergo: la fantasia lasciamo a Spielberg.

 

Nel pomeriggio, visitiamo il sito archeologico di Cahuachi. E’ una meta per molti turisti ogni anno, soprattutto durante il solstizio. Vi si svolgono rituali in onore della Natura perché la terra su cui sorgono i resti del tempio di Cahuachi è considerata sacra quanto quella di Stonehenge in Inghilterra o di Machu Picchu. La nostra guida improvvisa un rituale bagnandoci con dell’acqua e invitandoci a dei respiri profondi. Sto al gioco per curiosità, ma non percepisco nulla di particolare. Senza scetticismo, penso semplicemente che ognuno abbia, più o meno consapevolmente, il proprio rituale. E questa specie di battesimo esoterico non assomiglia al mio.

 

Ica

Un giorno e una notte a Nazsca sono sufficienti per apprezzare una tipica città peruviana, colorata e dagli edifici bassi a causa dell’alto rischio sismico.

Il giorno successivo, visitiamo la Riserva Naturale di Punta San Fernando. E’ una meta ancora poco conosciuta dai turisti e così per ore procediamo soli con la nostra jeep nel deserto.

Qui vediamo un raro esemplare di camelide, il guanaco, i pinguini e una volpe solitaria.

Giornata ‘on the road’

Il sesto giorno in Perù è il più lungo. Alle 7.30 lasciamo Nazsca e prendiamo la Panamericana, la strada che attraversa tutta la costa pacifica dal Nord degli Stati Uniti fino al Sud America. Il tratto che percorriamo noi taglia il deserto, per 10 ore di viaggio, fino a raggiungere la Città Bianca.

Arequipa

E’ chiamata la Città Bianca perché gli edifici sono stati costruiti con il tufo, una pietra vulcanica di colore chiaro. Dalla città si può vedere facilmente il Vulcano Misty, ancora attivo, ma tutta la zona è disseminata di vulcani.

Il fascino di Arequipa sta proprio nel contrasto tra l’altitudine effettiva e l’aspetto di città marittima. Montagne contro palme. 2350 metri sopra il livello del mare contro 25 gradi anche in inverno. Sembra un patchwork più della fantasia che della realtà.

La visita alla città inizia dal Mercato Centrale, dove scopro il mio nuovo frutto preferito, la chirimoya: è dolce come una banana e succosa come un’arancia. Assaggio anche la lucuma: sembra polvere di zucchero che si scioglie in bocca.

La guida ci conduce poi nella misteriosa “città nella città”, un antico convento spagnolo. Circondate da alte mura, le suore vivevano isolate dal resto della città, nel loro mondo su misura con le proprie regole e gerarchie, tra labirinti di vie, abitazioni, luoghi comuni e cappelle. Santa Catalina era una piccola prigione dorata.

Nel pomeriggio, ci perdiamo per le strade di Arequipa e io ne approfitto per fare un po’ di shopping: non si può lasciare il Perù senza un maglione di baby alpaca.

 

Giornata ‘on the road’

Oggi ci alziamo presto e lasciamo Arequipa forse troppo presto. Proseguiamo il nostro viaggio verso la Valle del Colca.

Lasciando la città vediamo da vicino i vulcani della regione di Arequipa. Lungo la strada ammiriamo i panorami più belli che abbia mai visto. Corriamo insieme ad alcuni esemplari di vicugna.

 

Attraversiamo vallate e torrenti, fino ad una lunga strada asfaltata che si perde all’orizzonte. Siamo a 4900 metri sopra il livello del mare, intorno a noi le cime innevate delle montagne e sopra tre condor ci superano.

 

 

 

Giornata ‘on the road’

Arriviamo solo a sera nella Valle del Colca. Il giorno seguente la attraversiamo in auto e scopriamo un aspetto nuovo del Perù: le altezze vertiginose del canyon che, con i suoi 3800 m, è alto il doppio di quello statunitense.

Questo è l’habitat dei condor. Li osserviamo dall’alto, mentre volano tra le pareti scoscese, e impariamo a distinguere i più giovani dai più anziani e gli esemplari femmina da quelli maschio in base al colore del piumaggio.

Arriviamo a Puno per pranzo e ci concediamo il primo pomeriggio di relax. Le notte la città è punteggiata di luci che si riflettono nel lago Titicaca, che per ora prende forma solo nella fantasia.

Puno

La mattina la vista è diversa. Puno non è molto attraente. Ma noi non stiamo andando a visitare la città: una barca attracca al pontile dell’hotel per farci salire a bordo e condurci sulle Isole Galleggianti degli Uros.

Questo popolo costruisce, con strati di paglia e canne di bambù, isole che galleggiano sul Lago Titicaca. Approdiamo su un atollo artificiale, dove gli Uros che la abitano, abituati ai turisti, ci invitano a vedere le rudimentali case in cui vivono, costipati con tutta la famiglia. In pochi metri quadrati circondati dalle acque vivono 20 persone che ogni anno eleggono un nuovo capo ad amministrarla, una sorta di primus inter pares. La “terra” è talmente ridotta che gli abitanti non muovono che pochi passi ogni giorno così, anche per via dell’umidità, gli Uros soffrono frequentemente di artrite e le loro gambe sono esageratamente gonfie. E’ difficile muoversi sulla terra ferma per chi è abituato a muoversi su pavimenti fluttuanti, quindi gli approdi a Puno per le provviste sono molto rari e, tendenzialmente, si lascia un’isola a bordo di un’imbarcazione solo per spostarsi su altre. Trascorrono la maggior parte del tempo lavorando, creando tessuti, ristrutturando la loro isoletta che ha costantemente bisogno di aggiustamenti, restando pressoché ignari della vita al di fuori del loro piccolo mondo.

Riprendiamo la barca e navighiamo verso l’isola Taquile attraverso le acque del lago Titicaca, che prevalentemente è peruviano ma per una parte anche boliviano. Una volta approdati, facciamo una camminata fino alla cima dell’isola (30 minuti per 300 metri di dislivello). Ci troviamo a 3800 metri sopra il livello del mare, l’aria è più rarefatta come in alta montagna, ma le spiagge di questo lago assomigliano a quelle caraibiche: la sensazione è simile a quella provata ad Arequipa. Una volta sulla cima, improvviso un rituale che mi ha insegnato la guida, sovrapponendo dei sassi piatti dal più grande al più piccolo fino a realizzare una specie di torre. Chissà se è ancora lì…

Più tardi scendiamo e ammiriamo i manufatti degli abitanti dell’isola, protetti dall’Unesco.

E’ ora di pranzo e riprendiamo il lago per approdare su un’altra isola dove alcuni abitanti ci aspettano per offrirci il loro cibo tipico, cucinato alla loro maniera: patate e pesce cotti sotto terra.

Nel tardo pomeriggio torniamo in hotel e decidiamo di riposarci per prepararci ad una giornata lunga e impegnativa.

 

Rainbow Mountains

Avete mai cercato su internet fotografie delle Rainbow Mountains? Vedreste paesaggi che sembrano artificiali, attraversati da strisce colorate come se un arcobaleno fosse caduto sui pendii. I colori dipendono dai differenti materiali e periodi geologici in cui hanno avuto origine. Io ero molto attratta da questo miracolo, quindi per quanto il programma fosse già intenso, riesco ad inserire questo trekking. Si parte con la guida per una camminata di 2 ore fino alla cima della montagna. Sfortunatamente, oggi le rainbow mountain sono in bianco e nero e, con un po’ di fantasia, anche leggermente rosse e verde scuro. E’ giugno, quindi in Perù è pieno inverno, un inverno nevoso e ventoso. Dovrò tornarci!

 

Cusco

La sera arriviamo a Cusco. La prima visita alla città inizia il giorno seguente, dalla coda, passando per il cuore, fino alla testa. Non è una metafora: la città di Cusco ha la forma di un puma, retaggio di quando era la capitale degli Inca. In corrispondenza del cuore del puma non poteva che esserci il Tempio. Completamente ricoperto d’oro, era composto da quattro templi, ciascuno dedicato a una diversa divinità, la Luna, il Sole, il Fulmine e le Stelle. Il giardino di fronte era popolato di statue in oro che rappresentavano diversi animali. Immaginate la reazione dei conquistatori spagnoli quando videro quella ricchezza “sprecata” per un culto pagano. La coda del puma corrisponde al punto in cui si incontrano i due fiumi artificiali, antichi confini della città, e la testa corrisponde alle mura di difesa.

Siamo sulla cima della collina dove sorgono le Mura, la testa di Cusco. La strategia in base alla quale sono state costruite è arguta e singolare. Le mura alte e massicce furono pensate per intimorire gli aggressori facendo credere loro che gli abitanti di Cusco fossero dei giganti. Inoltre, per penetrare la fortificazione, si dovevano attraversare labirinti di corridoi e scale che rallentavano l’ingresso agli invasori, dando il tempo di contrattaccare. Non c’erano vere e proprie difese: niente torrenti, ponti levatoi o porte. L’ingresso era libero… per chi era audace. L’apertura per gli Inca era simbolo di forza: difesi dall’idea che non avessero bisogno di difendersi.

Tant’è che la storia non racconta mai di un’invasione del Perù: gli spagnoli furono accolti come dei dagli Inca. Il popolo indigeno stava affrontando un periodo duro, a causa della carestia e del trono vacante. Gli Inca credettero che i conquistatori spagnoli fossero stati inviati dagli dei come salvatori. Solo a poco a poco gli spagnoli rivelarono le loro intenzioni e iniziarono a saccheggiare le immense ricchezze di questo popolo. Intendevano distruggere la loro cultura, ideologicamente e fisicamente, soffocandone il linguaggio, le tradizioni e abbattendone i palazzi. Tuttavia, i turisti possono ancora osservare la ricchezza degli Inca sotto le macerie. Letteralmente. Agli spagnoli infatti sembrò utile costruire le proprie abitazioni coloniali sopra quelle antiche, che erano state costruite in modo da resistere ai frequenti terremoti, spesse e oblique.

Dopo la visita, ci rechiamo in una fabbrica in cui acquisto alcuni gioielli d’argento. La lega più pura di questo metallo viene proprio dal Perù.

Giornata ‘on the road’

Oggi vedo i paesaggi più. Viaggiamo da Cusco verso la Valle Sacra, passando da Morai, dove visitiamo le antiche Saline e i terrazzamenti agricoli, dei veri e propri laboratori in cui gli Inca crearono centinaia di qualità diverse di verdura e frutta. Ancora oggi i peruviani godono di queste creazioni che appartengono a un periodo antico. Gli Inca costruivano terrazze sui pendii delle montagne con tanto di canali di irrigazione e grosse vasche in cui raccoglievano l’acqua e la lascivano evaporare fino a ricavarne il sale.

Al tramonto raggiungiamo la Valle Sacra. Una dolce luce arancione ci dà un caldo benvenuto.

 

Trekking nella VALLE SACRA

Alle 8.30 la guida arriva a prenderci in hotel. Per tre ore camminiamo lungo una parete ripida, senza grande sforzo perché siamo allenati. Alle 11.30 ci fermiamo per uno snack veloce sulla bellissima vista dalla cima. Il più è fatto, la discesa sarà rapida.

Un’ora più tardi, domandiamo alla guida quanto manchi. “Siamo quasi arrivati alle antiche rovine degli Inca” ci informa.

Dopo un’altra ora di cammino raggiungiamo una gola. Sembra di essere in un film di Indiana Jones. La Valle Sacra si trova al confine della Foresta Amazzonica e qui si può osservare un’anticipazione di quella vegetazione, tra foglie enormi, un torrente e uno stretto passaggio a lato della gola. Siamo sul cammino Inca che collega Cusco con la Valle Sacra. Gli abitanti della capitale percorrevano questo sentiero come pellegrinaggio verso la valle. Probabilmente finita la gola avremo raggiunto le rovine.

Non ancora. Trascorre un’altra ora. Poi, finalmente, vediamo un grande giardino. Attraverso una porta penetriamo in quella che una volta era stata una grande città. Visitiamo le rovine senza smettere di camminare: la guida ci spiega che durante un trekking non bisognerebbe stare fermi per più di 5 minuti. Disubbidiamo e ci prendiamo una pausa più lunga, tanto ormai ci manca solo la discesa.

Ma scopro che la discesa è la parte più dura! Il sentiero è stretto e sdrucciolevole, pieno di sassolini su cui rischio di scivolare ad ogni passo. La guida continua a ripetere che ci siamo quasi, ma ormai non gli credo più.

Dopo altre due ore arriviamo. Salvi.

Dopo questa lunga camminata di 8 ore ci concediamo il massaggio più apprezzato di sempre.

 

MACHU PICCHU

Il giorno successivo abbiamo ancora bisogno di riposo. Trascorriamo la mattinata in relax. Questo hotel merita proprio di essere vissuto: Tambo del Inka, a Luxury Collection Resort.

In tarda mattinata, partiamo per Machu Picchu. Non per le rovine, ma per la piccola città che sorge sotto le montagne. Prendiamo l’unico mezzo per raggiungerla (l’alternativa è il trekking di tre giorni): l’Inca Rail, un trenino che attraversa la valle.

La guida viene a prenderci alla stazione e ci accompagna in hotel. La città è molto carina: c’è una via principale, affollata e in salita, su cui si affacciano negozi, ristoranti e hotel. Chissà quanto è cambiato questo posto da quando Machu Picchu è diventata una delle mete turistiche più ambite dai viaggiatori.

Dopo una cena esageratamente abbondante, ci addormentiamo emozionati.

Ci svegliamo presto per prendere il pullman che ci conduce alle famose rovine. Una volta giunti in cima, la guida ritarda ancora il piacere di visitare Machu Picchu, conducendoci alla Porta del Sole. Da lì, si gode di una vista straordinaria sulle rovine. La porta è chiamata così perché nel giorno del solstizio d’estate (a dicembre per il Perù), il sole sorge esattamente in quel punto. Nel giorno del solstizio d’inverno (tra qualche giorno a giugno), sorge invece da un altro taglio naturale nella montagna. All’alba, i primi raggi raggiungono esattamente la meridiana di Machu Picchu, che si può ancora osservare tra le rovine. Dunque gli Inca avevano una conoscenza straordinaria dell’astronomia per l’epoca.

Questo non è il solo fattore che ha reso Machu Picchu così famoso. La città non è mai stata menzionata negli scritti dei coloni dell’epoca ed è assente nelle loro mappe. Quindi, per ragioni ignote, non è mai stata toccata dai conquistatori e oggi sta consentendo di scoprire molte informazioni sul misterioso popolo Inca. Il Quechua, la lingua Inca, non era scritta quindi tutto quello che sappiamo di questo popolo è inscritto nelle loro architetture.

Il territorio incontaminato di Machu Picchu attira l’attenzione di molte religioni esoteriche. I credenti conducono pellegrinaggi su questa terra che avrebbe preservato la sua antica energia più di altre città Inca. In effetti, anche se è difficile crederci, visitare questo luogo lascia una sensazione penetrante e misteriosa.