UN TROLLEY PER ROMA

Quel sabato l’Italia era coperta da un tetto di nuvole grigie. L’aereo lo squarciò vibrando e in pochi minuti apparve il paradiso dei viaggiatori: batuffoli di cotone a perdita d’occhio, beatamente distesi al sole. Lassù i pensieri vagano felici. Pensavo agli amici Travel Blogger che avrei finalmente incontrato dopo mesi di organizzazione e allo speciale tour di Roma che ci aspettava. I problemi erano così piccini che scomparivano…

Tant’è che fu solo quando riapparve la magnifica campagna laziale, sempre più definita, sempre più vicina, che mi accorsi di aver lasciato a casa il mio programma dettagliato, con tanto di orari dei mezzi e indirizzo dell’hotel! “Non importa, me la caverò…” mi dissi.

Appena fuori da Fiumicino, vidi dei pullman. Uno che ferma vicino a San Pietro dove, da qualche parte, so che c’era il mio hotel, partiva un quarto d’ora più tardi. Ore 17.00. Tornai nell’aeroporto e comprai il biglietto. Naturalmente, solo dopo mi informai sui tempi di percorrenza: “Almeno 1 ora e 20 minuti!”. Impossibile: sarei arrivata in ritardo al raduno di Travel Bloggers, previsto per le 19.00. Dovevo trovare un’altra soluzione.

Presi il treno che in mezz’ora arriva a Termini, senza intoppi nel traffico romano. Ore 18.00. Con il mio trolley appresso, attraversai Piazza della Repubblica e mi diressi verso Piazza Venezia, con indicazioni in diretta da un mio amico di Roma e con la convinzione di dover andare alla Stazione di Trastevere. Sarei arrivata giusto in tempo.

Stavo andando ancora di corsa, quando alcuni dei Travel Blogger mi dissero che il ritrovo era a Stazione Triburtina. Mi agitai. Solo dopo mi resi conto di essere in anticipo: abbastanza da non far aspettare il gruppo, non abbastanza da passare dall’hotel per lasciare il trolley. E, a questo punto, si capisce il senso del titolo dell’articolo.

Quando giunsi sul viale dei Fori, tra musicisti di strada e un raggio di sole che finalmente attraversava la coltre di nuvole, mi rilassai e addentai il panino che avevo in borsa, con vista sull’Altare della Patria.

Poco dopo, parte del gruppo mi raggiunse. Erano mesi che ci scambiavamo messaggi ed era la prima volta che ci incontravamo personalmente. Ci accorgemmo subito che, a dispetto di tutte le teorie sociologiche a proposito delle distanze create dal filtro di uno schermo, non c’era alcun imbarazzo: era un ritrovo di vecchi amici che non si vedevano, letteralmente, da una vita intera!

Quasi puntuali, raggiungemmo la Stazione Triburtina dove ci aspettavano Alessandro, la nostra guida di Italy I Love You, e gli altri Travel Bloggers. A bordo della linea del tram più usata dai romani, io sempre con il trolley appresso, ognuno di noi disponeva di cuffie per sentire la voce appassionata di Alessandro che raccontava ciò che stavamo guardando. Partimmo dal Novecento, dal quartiere delle ville degli attori, ai palazzi fascisti, fino ad arrivare all’Antica Roma. A piedi, passeggiammo lungo il viale dei Fori in direzione Colosseo.

Il sole, che si era manifestato nelle ultime ore del giorno, a poco a poco scomparve sostituito dall’illuminazione magica che si accende alla base delle colonne antiche e dietro le arcate del Colosseo.

La mattina successiva, dopo un’antipatica sveglia domenicale, fummo accolti dagli scrosci di un cielo disperato. Mentre ci dirigevamo verso Ostia Antica, però, ci accorgevamo che ci stavamo lasciando alle spalle la tempesta. Ostia era un’oasi verde da cui si scorgevano solo in lontananza minacciosi nuvoloni, tutti concentrati sulla capitale.

Ci addentrammo in uno dei siti archeologici più significativi e più grandi, dopo Pompei, con Alessandro e sua moglie, due guide turistiche certificate e da trent’anni nel settore. A poco a poco, le rovine prendevano vita e, girato l’angolo, incontrammo una ballerina dell’epoca, giunta dall’Antica Roma apposta per noi. Tra passi danza, a suon di cimbali, ci raccontò delle danze durante i banchetti per i signori locali e della sua vita  2000 anni fa. Sempre meno è lasciato all’immaginazione.

Verso l’ora di pranzo, tornammo verso Roma per “l’Ultimo Pranzo”. Un’enorme tavolata imbandita di tutte le specialità romane accompagnò le nostre chiacchiere, idee, progetti. Sono “mi piace”, “commenti” e “condivisioni” più rapidi della simultaneità del web, ancora più sentiti, ancora più veri.

 

 

 

 

Ecco il più proficuo utilizzo che si possa fare dei social network.

A presto, amici!

 

 

 

 

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