L’eclettica

VARSAVIA

 

SABATO

E’ un freddo sabato mattina di febbraio. Il treno sfreccia attraverso la campagna polacca in direzione della capitale.

Da Poznan, dove vivo da sole due settimane, ci vogliono circa due ore.

Sul mio stesso vagone, gli schiamazzi di un gruppo di ragazzi sulla trentina, che torna da una serata, non mi lasciano riposare.

Quando entra il controllore, però, e capisco di non essere in regola con il biglietto, sono grata a uno di loro che interviene per tradurmi quello che mi stanno dicendo.

In Polonia, solo i più giovani parlano inglese, mentre gli adulti non capiscono nemmeno un saluto nella lingua anglofona, ma potrebbero ancora parlare il russo che si insegnava alla scuola dell’obbligo fino a vent’anni prima.

Grazie a lui e all’attenuante dell’incomprensione, riesco a non prendere la multa.

Piazza del mercato

Una volta arrivata alla stazione, effettuo il check in in hotel e mi avvio verso il centro storico.

I colori degli edifici della piazza centrale, tipicamente locali, hanno qualcosa di diverso, sono più accesi. Scopro infatti che l’intera città vecchia è stata ricostruita di recente in seguito ai bombardamenti.

A bordo di una carrozza, attraverso le strade interne e costeggio parte delle mura, fino a tornare nella piazza del mercato.

 

DOMENICA

Palazzo della Cultura e della Scienza

Di fronte al mio hotel si erge l’imponente Palazzo della Cultura e della Scienza, anche detto Palazzo di Stalin. Pare un ottimo punto di vedetta, così decido di salire e godere della vista dall’alto armata di un caffè caldo.

Da qui, mi avvio lungo un percorso che mi porterà fino al quartiere Praga, per poi tornare al di qua del fiume Vistola fino al cimitero ebraico e rientrare in hotel attraverso la zona nuova, tra grattacieli e stradoni.

Adoro visitare le città camminando. Scopro quegli spaccati di vita che le guide turistiche non potrebbero contenere, perché ciò che diventa turistico, in breve diventa anche meno vero.

Al di là della Vistola, si apre il quartiere Praga. E’ una sorta di Brooklyn di Varsavia, dove sorgono le nuove attività, uffici, molti studi di architetti. Il suo fascino dipende dal fatto che l’aspetto del quartiere paia essere stato modellato dalla gente stessa che lo abita.

Palazzo della Cultura e della Scienza

Attorno al centro, dominato dal contrasto antico-modernissimo, si ergono parallelepipedi dall’aspetto carcerario, superstiti del comunismo sovietico. A separare questi edifici bianchi e grigi, brutti e freddi, ci sono lingue di verde con poche piante e rare panchine. E’ domenica, ma sono pressoché deserti.

Attraverso queste vie dall’atmosfera distopica, fino al cimitero ebraico. Il guardiano pare riluttante all’idea di lasciare il passaggio a dei visitatori e, in effetti, all’interno non ci sono turisti.

Quando il sole inizia a calare, rientro verso l’hotel attraversando la Manhattan di Varsavia, fino al Mariott. Dal roof di questo grattacielo, sorseggio un drink con lo sguardo puntato su una Varsavia costellata di lucine.

LUNEDI’

Oggi scopro un nuovo volto di Varsavia. Non è solo moderna come New York, antica come le città di origine medievale, “sovietica” e libertaria come Berlino. Ha anche un po’ di Vienna nel suo viale largo e alberato, dagli edifici bassi, bianchi e lussuosi che conduce alla “Piccola Versailles“, una reggia con un immenso giardino dal fascino imperiale.

 

Piccola Versailles

 

 

 

Proiettare ciò che già si conosce su un luogo nuovo, aiuta ad avvicinarsi alla sua essenza ma, per afferrarla, bisogna guardarlo da lontano…